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Cronaca
07 Febbraio 2026 - 14:37
Dalla fuga nei campi alla cella: preso il 36enne dopo l’aggressione a un carabiniere
Un’auto a noleggio che non si ferma all’alt, un carabiniere ferito e una fuga nei campi. È da lì che parte un’indagine lunga mesi, fatta di silenzi, incroci tecnici e pazienza operativa, che oggi porta a un arresto pesante. I Carabinieri della compagnia di Tortona hanno rintracciato e fermato in provincia di Milano un 36enne ritenuto figura centrale di un sistema di spaccio e falsificazione di documenti, attivo tra Alessandria, Torino e l’hinterland milanese.
L’episodio scatenante risale allo scorso ottobre, a Pontecurone, durante un controllo stradale. Alla richiesta di fermarsi, il conducente di un’auto a noleggio reagisce con violenza, aggredisce e ferisce un militare e poi scappa a piedi, dileguandosi nelle campagne. Da quel momento, dell’uomo si perdono le tracce. Ma non i segni.
Dentro il veicolo abbandonato i Carabinieri trovano un carico che parla chiaro: oltre un chilogrammo di droga, tra cocaina e hashish già pronti per lo spaccio, e circa 150mila euro in contanti. Un sequestro che cambia subito la scala dell’episodio e apre uno scenario più ampio, fatto di detenzione ai fini di spaccio e fabbricazione di documenti di identificazione contraffatti.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Alessandria, segue due binari che finiscono per incontrarsi. Da una parte l’analisi dei flussi telefonici, delle celle agganciate e dei dispositivi utilizzati, che consente di ricostruire spostamenti e contatti. Dall’altra gli accertamenti sulle società di noleggio, tra Torino e il Milanese, da cui emerge un uso sistematico di prestanome e documenti falsi per muoversi senza lasciare tracce e mantenere una mobilità apparentemente regolare.
È così che, passo dopo passo, i militari arrivano a localizzare il 36enne nel Milanese. I servizi di osservazione e pedinamento portano al fermo e alla successiva perquisizione domiciliare, durante la quale vengono sequestrati altri 26mila euro in contanti e nuovi documenti contraffatti, ritenuti funzionali alla prosecuzione dell’attività illecita.
Secondo l’impianto accusatorio, il materiale raccolto delineerebbe un ruolo centrale dell’uomo nell’approvvigionamento delle piazze di spaccio locali, all’interno di un sistema strutturato, mobile e fondato su identità fittizie. L’autorità giudiziaria ha convalidato il provvedimento restrittivo e l’uomo è stato trasferito nella struttura carceraria competente. Come sempre, sarà il processo a stabilire responsabilità e colpe.
Restano ora da chiarire l’estensione reale della rete di contatti, l’eventuale coinvolgimento di complici nei meccanismi di copertura e la filiera di provenienza della droga, per capire quanto lontano arrivasse quel sistema che puntava tutto sulla velocità e sull’opacità. Di certo, l’operazione conferma un metodo investigativo che intreccia pedinamenti tradizionali e analisi avanzata dei dati, capace di trasformare una fuga nei campi in un arresto convalidato mesi dopo.
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