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Cronaca

Bancomat fatto esplodere all’alba a Vercelli: banda in fuga e indagini in corso

Piazza Sant’Eusebio, ore 5.45: colpo con tecnica della marmotta alla Biver Banca, bottino incerto. Carabinieri al lavoro

Carabinieri

Carabinieri (foto di repertorio)

All’alba di oggi piazza Sant’Eusebio, a Vercelli, è stata svegliata da un’esplosione secca. Erano circa le 5.45 quando almeno quattro malviventi hanno fatto saltare in aria lo sportello bancomat della filiale Biver Banca, portando a termine un colpo preparato nei dettagli. Il boato ha squarciato il silenzio del centro, lasciando dietro di sé uno sportello sventrato e molte domande ancora senza risposta.

Secondo le prime ricostruzioni, la banda ha utilizzato la cosiddetta tecnica della “marmotta”, un metodo ormai noto alle forze dell’ordine: un congegno esplosivo inserito in una lastra metallica, spinto all’interno dello sportello – nel punto di uscita delle banconote – e poi fatto detonare. L’esplosione ha divelto il bancomat, rendendo immediatamente accessibile il contante. Un’azione rapida, coordinata, che difficilmente lascia spazio all’improvvisazione.

Il colpo è riuscito, ma l’ammontare del denaro portato via non è ancora stato quantificato. Saranno gli accertamenti tecnici della banca e i controlli interni a stabilire l’entità del bottino e la portata dei danni, non solo allo sportello ma anche alla struttura che lo ospita.

L’episodio si inserisce in un contesto che desta attenzione. Solo poche settimane fa, il 26 gennaio, un tentativo analogo era stato messo a segno alla filiale Bpm di Arborio, sempre nel Vercellese. In quel caso la banda era fuggita a mani vuote. Due episodi ravvicinati, stessa tipologia di obiettivo, stessa modalità d’azione: elementi che, pur senza conferme ufficiali, aprono interrogativi su una possibile pressione criminale mirata sui bancomat della provincia.

Le indagini sono in corso. I carabinieri di Vercelli stanno passando al setaccio le immagini delle telecamere di sicurezza della banca e della zona, per ricostruire i movimenti del gruppo, individuare il mezzo utilizzato per la fuga e verificare eventuali collegamenti con altri tentativi o colpi già messi a segno sul territorio. Gli autori sarebbero almeno quattro, un numero compatibile con un’azione che richiede ruoli precisi, tempi stretti e sangue freddo.

L’uso di un esplosivo mirato, la scelta dell’orario e la rapidità dell’azione delineano il profilo di una banda organizzata, che conosce bene i propri obiettivi e i rischi. In attesa di risposte sul bottino e sull’eventuale collegamento con il caso di Arborio, resta l’immagine di una piazza svegliata da un boato e di un territorio che, ancora una volta, fa i conti con colpi studiati per durare pochi minuti e lasciare segni ben più profondi.

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