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Cronaca
06 Febbraio 2026 - 18:00
Punito a colpi di cintura per i voti, un quindicenne rompe il silenzio grazie all’intelligenza artificiale
Prima ha chiesto all’intelligenza artificiale se fosse normale essere picchiato per i voti a scuola. Poi ha trovato il coraggio di raccontare tutto a un amico e di chiamare il 112. È così che un ragazzo di 15 anni, nato in Italia, ha fatto emergere una vicenda di presunti maltrattamenti familiari che andavano avanti da anni. I fatti, avvenuti a Novara e resi noti solo oggi, hanno portato alla denuncia dei genitori, di 42 e 54 anni, originari del Bangladesh, e all’affidamento del minore ai servizi sociali.
Secondo quanto riferito dal ragazzo alla Questura di Novara, le violenze sarebbero iniziate quando aveva appena 6 anni e si sarebbero ripetute anche tre volte a settimana, sempre in relazione ai risultati scolastici. I genitori, stando al suo racconto, nutrivano grandi ambizioni sul suo futuro, immaginandolo medico di livello internazionale, mentre la sorella non sarebbe mai stata sottoposta allo stesso trattamento. Lui, maschio, doveva eccellere. Lei no.

Il quindicenne ha raccontato di essere stato colpito nel tempo con una cintura, fili di caricabatterie, una scopa, un bastone di legno, utensili da cucina e persino rami di albero. Punizioni legate esclusivamente alla mancanza di voti considerati sufficientemente alti. Un contesto familiare che, pur alternando momenti di affetto, secondo gli investigatori potrebbe configurare un quadro che va dall’abuso dei mezzi di correzione ai veri e propri maltrattamenti.
La svolta è arrivata quando il ragazzo ha deciso di interrogare una nota app di intelligenza artificiale per capire se quanto stava vivendo fosse normale. Agli agenti ha raccontato che l’Ai gli avrebbe risposto che «nessuno deve essere menato» e che «non era una situazione normale». Quelle parole sono state decisive. Il 24 gennaio, insieme a un amico, ha chiamato il 112, spiegando di essere scappato di casa dalla mattina perché i genitori lo stavano «trattando un po’ male».
Una volante è intervenuta per verificare le sue condizioni di salute e accompagnarlo in Questura. Qui il quindicenne ha chiarito di non voler più tornare a casa e ha aggiunto un dettaglio emblematico: in un’occasione avrebbe preso appositamente un brutto voto, per dimostrare ai genitori che picchiarlo non avrebbe migliorato la situazione. Nulla, però, sarebbe cambiato.
La squadra mobile ha ascoltato il ragazzo con il supporto di uno psicologo e, la stessa sera, ha sentito anche l’amico che lo aveva accompagnato e il padre di quest’ultimo, che hanno confermato la versione fornita dal minore. I genitori sono stati denunciati per maltrattamenti, mentre il ragazzo è stato affidato ai servizi sociali.
Sono ora in corso ulteriori accertamenti medici e verifiche con insegnanti e familiari. L’obiettivo degli investigatori è ricostruire con precisione quanto accaduto e valutare se il contesto sociale e scolastico in cui il quindicenne viveva sia stato in grado di cogliere e comprendere le sue difficoltà prima che fosse lui stesso, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, a capire che quello che subiva non era normale.
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