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Cronaca
30 Gennaio 2026 - 16:37
Violenza in famiglia nel Vercellese, figlio arrestato dopo un’aggressione feroce alla madre (immagine di repertorio)
Un risveglio nel terrore, un telefono stretto tra dolore e lucidità, poi l’arrivo delle pattuglie che interrompono un incubo domestico. È questo il quadro che emerge da un grave episodio di violenza in famiglia avvenuto nel fine settimana in un Comune del Vercellese, dove un uomo, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni gravissime ai danni della madre convivente. La donna si trova ora in ospedale con una prognosi di 90 giorni.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tutto sarebbe iniziato nelle prime ore del mattino. L’uomo, in evidente stato di alterazione psicofisica dovuta all’abuso di alcol, avrebbe chiesto insistentemente del denaro alla madre. Al rifiuto della donna, la situazione sarebbe precipitata in pochi istanti. Il figlio si sarebbe scagliato contro di lei con una violenza estrema, colpendola ripetutamente con calci e pugni e arrivando persino a strapparle ciocche di capelli, in un’aggressione che, per modalità e intensità, ha lasciato segni profondi.
Nonostante lo shock e le gravi ferite riportate, la donna è riuscita a comporre il numero unico di emergenza 112, un gesto decisivo che ha consentito l’attivazione immediata dei soccorsi. Alla richiesta di aiuto è seguito un intervento in forze dei Carabinieri: sul posto sono arrivati i militari della Stazione di Crescentino, supportati dai colleghi di Trino, Livorno Ferraris e dal Nucleo Radiomobile. L’aggressore è stato bloccato all’interno dell’abitazione, ancora presente al momento dell’arrivo delle pattuglie. La scena che si è presentata ai militari è stata descritta come drammatica, compatibile con una violenza prolungata e non episodica.
La vittima è stata trasportata d’urgenza in ospedale in codice rosso. Gli accertamenti sanitari hanno evidenziato lesioni gravissime, tali da rendere necessaria una prognosi di 90 giorni. Un quadro clinico che conferma la particolare brutalità dell’aggressione e la necessità di un intervento immediato per tutelare la donna.
Le indagini avviate subito dopo l’arresto hanno fatto emergere un contesto familiare segnato da vessazioni pregresse. Secondo gli elementi raccolti, la violenza non sarebbe stata un fatto isolato, ma l’ultimo episodio di un calvario silenzioso che si protraeva da tempo all’interno delle mura domestiche. Un contesto interrotto solo dalla decisione della vittima di chiedere aiuto, rompendo l’isolamento in cui spesso si consuma la violenza familiare.
L’uomo, espletate le formalità di rito presso il Comando Provinciale, è stato trasferito in carcere, a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Il procedimento rientra nell’ambito del “Codice Rosso”, il protocollo che prevede una corsia preferenziale per i casi di violenza domestica e di genere, con l’obiettivo di accelerare gli interventi di tutela e le valutazioni giudiziarie.
La cronaca restituisce l’immagine di un’aggressione di rara brutalità, ma il significato va oltre il singolo episodio. La violenza domestica continua spesso a consumarsi lontano dagli sguardi, nel silenzio e nella paura, fino a quando un gesto di coraggio interrompe la spirale. In questo caso, la prontezza della vittima e la risposta coordinata dei Carabinieri di Crescentino, con il supporto dei colleghi di Trino, Livorno Ferraris e del Nucleo Radiomobile, hanno fatto la differenza, evitando conseguenze che avrebbero potuto essere ancora più drammatiche. Un segnale netto: la rete di intervento esiste e può salvare vite, soprattutto quando viene attivata in tempo.

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