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Cronaca
29 Gennaio 2026 - 16:28
Espulso dopo il carcere nonostante la "deradicalizzazione" islamica, il caso arriva ai giudici
Aveva completato con esito positivo un percorso di rieducazione e deradicalizzazione in carcere, ottenendo anche la liberazione anticipata, ma è stato comunque espulso dall’Italia e rimpatriato nel suo Paese d’origine. È il caso, sollevato a Torino, di un giovane del Bangladesh residente a Genova con i genitori e un fratello, al centro di una vicenda che ora approda all’attenzione dell’autorità giudiziaria.
Il ragazzo, prima dell’arresto, lavorava come operaio all’Ansaldo. Era stato fermato dalla polizia per aver scambiato su internet contenuti ritenuti apologetici dell’Isis e della jihad. Successivamente era stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione, con l’applicazione della misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio nazionale.
Durante la detenzione nel carcere di Sassari, aveva seguito un progetto di deradicalizzazione coordinato da Diletta Berardinelli, oggi garante per la Città di Torino delle persone private della libertà personale. Secondo quanto emerso, l’esito del percorso era stato positivo. Le relazioni interne dell’istituto penitenziario erano risultate favorevoli e il giovane aveva ottenuto la liberazione anticipata, a conferma del comportamento tenuto durante la detenzione.
Nonostante ciò, la misura di sicurezza dell’espulsione è rimasta in vigore. Subito dopo la scarcerazione, il giovane è stato trasferito nel Cpr di Macomer. Un giudice non ha convalidato il trattenimento, ma la vicenda non si è conclusa. Durante una delle tappe del viaggio di rientro verso Genova, in una stazione ferroviaria, è stato sottoposto a un controllo e nuovamente rinchiuso in un altro Cpr, quello di Ponte Galeria. Dopo un ulteriore rilascio è riuscito a tornare a Genova, dove però, a distanza di pochi giorni, è stato preso in consegna dalle forze dell’ordine e accompagnato alla frontiera, con il conseguente rimpatrio nel Paese del Sud-est asiatico.
Ora il difensore, l’avvocato Gianluca Vitale, sta preparando i ricorsi. La posizione della difesa mette in discussione il senso complessivo del percorso seguito dal giovane e l’effettiva applicazione dei principi costituzionali. «Mi chiedo dove è finito il principio della finalità rieducativa della pena», afferma l’avvocato. E aggiunge: «Le soluzioni alternative all’espulsione ci sono: un esempio è la libertà vigilata. In ogni caso, la posizione del mio assistito deve essere riesaminata».
Il caso apre così un interrogativo più ampio sull’equilibrio tra sicurezza, misure amministrative e rieducazione del condannato, soprattutto quando percorsi certificati come efficaci non impediscono l’applicazione automatica dell’espulsione.

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