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Ddl stupri, il consenso sotto attacco e la risposta delle donne: il 15 febbraio oltre 100 piazze contro la riforma

Dopo il via libera in Commissione Giustizia, monta la protesta femminista contro la modifica dell’articolo 609 bis

Ddl stupri, il consenso sotto attacco e la risposta delle donne: il 15 febbraio oltre 100 piazze contro la riforma

Ddl stupri, il consenso sotto attacco e la risposta delle donne: il 15 febbraio oltre 100 piazze contro la riforma (immagine di repertorio)

Il 15 febbraio le organizzazioni femministe torneranno in piazza in tutta Italia per contrastare l’approvazione del cosiddetto ddl stupri, la proposta di riforma del reato di violenza sessuale che punta a modificare l’articolo 609 bis del codice penale. Una mobilitazione diffusa, annunciata da D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, che coinvolgerà oltre 100 piazze e che arriva a pochi giorni dal via libera dato il 27 gennaio dalla Commissione Giustizia alla proposta sostenuta dalla presidente della Commissione, Giulia Bongiorno.

La riforma, presentata come un tentativo di chiarire il tema del consenso, ha immediatamente acceso un fronte di critica ampio e trasversale nel mondo femminista e tra le associazioni che da anni lavorano sul contrasto alla violenza maschile contro le donne. Al centro della contestazione c’è l’idea che intervenire sulla definizione giuridica del consenso rischi di produrre un arretramento culturale e normativo, spostando ancora una volta il peso della prova e dell’interpretazione sulle vittime.

Secondo D.i.Re, la modifica dell’articolo 609 bis non rafforza la tutela delle donne, ma introduce elementi di ambiguità che potrebbero rendere più difficile il riconoscimento della violenza sessuale nei procedimenti giudiziari. Per questo, il 28 gennaio, l’associazione ha promosso un’assemblea pubblica online, alla quale hanno partecipato oltre 500 persone, tra attiviste, avvocate, operatrici dei centri antiviolenza e semplici cittadine. Un numero che, per le promotrici, testimonia la profondità della preoccupazione e la necessità di una risposta collettiva.

«Il consenso non è una formula giuridica da riscrivere: è un diritto, è autodeterminazione, è libertà», ha spiegato Cristina Carelli, presidente di D.i.Re, sintetizzando il cuore della contestazione. Secondo Carelli, ogni tentativo di ridefinire il consenso attraverso nuove categorie giuridiche rischia di indebolirne il significato sostanziale e di produrre conseguenze gravi sulla tutela delle donne e delle soggettività più esposte alla violenza. Non una questione tecnica, dunque, ma una scelta che incide profondamente sulla cultura giuridica e sociale del Paese.

La riforma in discussione arriva in un contesto già segnato da forti criticità. I dati sulla violenza sessuale in Italia continuano a mostrare un numero elevato di reati sommersi e un tasso di denuncia ancora molto basso, spesso legato alla paura di non essere credute, alla vittimizzazione secondaria e alla complessità dei percorsi giudiziari. È proprio su questo punto che le organizzazioni femministe concentrano la loro critica: invece di rafforzare la formazione di magistrati e operatori, investire sui centri antiviolenza e migliorare l’accesso alla giustizia, il ddl rischierebbe di spostare l’attenzione su una riscrittura normativa che non risolve i problemi strutturali.

Durante l’assemblea del 28 gennaio è stato concordato uno stato di mobilitazione permanente, con l’obiettivo di informare, sensibilizzare e costruire un fronte ampio di opposizione alla riforma. La manifestazione del 15 febbraio rappresenta il primo momento pubblico di questa mobilitazione: una protesta diffusa, senza un’unica piazza centrale, pensata per coinvolgere territori, reti locali e realtà associative in tutta Italia.

Nei prossimi giorni, come annunciato da D.i.Re, verranno comunicate le iniziative specifiche previste nelle diverse città. L’invito è rivolto non solo alle organizzazioni femministe, ma a tutte le persone interessate a contrastare quella che viene definita una vera e propria deriva culturale, che rischia di mettere in discussione principi fondamentali come l’autodeterminazione e la libertà delle donne.

Il confronto sul ddl stupri, intanto, resta aperto anche sul piano politico e istituzionale. Ma il messaggio che arriva dalle piazze è già chiaro: per chi da anni lavora sul campo, il consenso non è un concetto da addomesticare in una norma più restrittiva, ma un pilastro da difendere senza ambiguità. Il 15 febbraio, oltre cento piazze proveranno a ricordarlo al Paese.

File:Giulia Bongiorno - Festival Economia 2014.JPG - Wikipedia

Giulia Bongiorno

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