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Cronaca

Perquisizioni all’alba negli ambienti antagonisti torinesi, la Digos entra nelle case alla vigilia della manifestazione su Askatasuna

Controlli senza misure cautelari, sequestrati indumenti: tensione alta tra operazione di polizia e accuse di criminalizzazione

Perquisizioni all’alba negli ambienti antagonisti torinesi, la Digos entra nelle case alla vigilia della manifestazione su Askatasuna

Perquisizioni all’alba negli ambienti antagonisti torinesi, la Digos entra nelle case alla vigilia della manifestazione su Askatasuna

Le perquisizioni sono scattate alle prime ore del mattino, in modo silenzioso ma capillare, e hanno immediatamente riacceso il clima di tensione che da settimane attraversa Torino, in particolare intorno al mondo antagonista e ai collettivi legati alla vicenda Askatasuna. A entrare in azione è stata la Digos, impegnata in una serie di accertamenti in alcune abitazioni riconducibili ad ambienti autonomi. Un’operazione che, secondo quanto trapela, non è legata all’esecuzione di misure cautelari, ma che arriva in un momento politicamente e simbolicamente delicato.

Al momento, dalle fonti investigative non filtrano dettagli ufficiali sui destinatari degli interventi né sul perimetro complessivo dell’operazione. Quel che è certo è che le perquisizioni, almeno due secondo quanto si apprende, sono state confermate dagli stessi autonomi, che hanno affidato ai social una lettura durissima dell’accaduto, parlando apertamente di “criminalizzazione nei confronti di chi lotta”. Una formula che riassume il sentimento diffuso in un’area che da tempo denuncia un’escalation repressiva nei confronti dei movimenti politici e studenteschi.

Durante gli accertamenti, gli agenti avrebbero proceduto al sequestro di alcuni capi di abbigliamento, in particolare indumenti che potrebbero ora essere sottoposti a verifiche tecniche per accertarne un eventuale utilizzo durante manifestazioni caratterizzate da episodi di violenza. Un dettaglio che suggerisce come l’attività investigativa sia orientata non tanto a singoli episodi recenti, quanto a una ricostruzione più ampia di dinamiche già osservate in piazza negli ultimi mesi.

Il contesto in cui maturano le perquisizioni è tutt’altro che neutro. Torino si prepara infatti ad accogliere, sabato prossimo, una manifestazione nazionale contro lo sgombero di Askatasuna, uno degli spazi sociali più noti e controversi del panorama cittadino. Un appuntamento che richiama attivisti da tutta Italia e che, secondo le autorità, presenta profili di attenzione elevata sotto il profilo dell’ordine pubblico. È difficile, in questo quadro, non leggere l’operazione della Digos come un segnale preventivo, un tentativo di mappare e contenere eventuali criticità prima che la mobilitazione entri nel vivo.

A rendere il clima ancora più teso è il fatto che l’attività di polizia arrivi il giorno successivo all’occupazione di Palazzo Nuovo, storica sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino. L’edificio era stato occupato dai collettivi universitari nell’ambito della mobilitazione contro la decisione dell’ateneo di chiudere gli spazi dove avrebbe dovuto svolgersi un evento musicale legato proprio alla campagna contro lo sgombero di Askatasuna. Un gesto simbolico, quello degli studenti, che ha riportato l’università al centro di un conflitto che va oltre i confini accademici.

Nel giro di poche ore, dunque, Torino si è ritrovata a fare i conti con una sequenza di eventi che sembrano parlarsi tra loro: l’occupazione universitaria, le perquisizioni domiciliari, la manifestazione nazionale alle porte. Un intreccio che, agli occhi dei movimenti, rafforza la convinzione di essere sotto osservazione costante e di subire una pressione crescente da parte dello Stato. Dall’altra parte, le forze dell’ordine rivendicano la necessità di prevenire episodi di violenza e di garantire la sicurezza in un contesto che, negli ultimi anni, ha spesso visto degenerare le proteste.

Il punto di frizione resta proprio qui: dove finisce la prevenzione e dove inizia la repressione. Gli autonomi denunciano un uso estensivo degli strumenti investigativi, che finirebbe per colpire indistintamente chi partecipa alle mobilitazioni, alimentando un clima di sospetto generalizzato. Le istituzioni, invece, sottolineano come le perquisizioni rientrino nelle normali attività di polizia giudiziaria e siano orientate esclusivamente all’accertamento di responsabilità individuali.

In assenza di comunicazioni ufficiali più dettagliate, la giornata si chiude con molte domande aperte. Resta da capire se dalle perquisizioni emergeranno elementi concreti tali da tradursi in ulteriori sviluppi giudiziari o se l’operazione resterà confinata a un piano esclusivamente investigativo. Quel che è certo è che il tempismo dell’intervento non passa inosservato e rischia di diventare, a sua volta, benzina sul fuoco di una mobilitazione già carica di significati politici.

Torino, ancora una volta, si scopre laboratorio di conflitti che intrecciano sicurezza, diritto al dissenso e gestione dello spazio pubblico. In attesa della manifestazione di sabato, il clima resta teso e la città osserva, divisa tra chi chiede ordine e chi rivendica il diritto di protestare senza sentirsi sotto assedio.

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