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Cronaca
27 Gennaio 2026 - 21:17
La collina sotto Niscemi sta scendendo. Non è una metafora, non è un rischio astratto: è un movimento reale, misurabile, che in pochi giorni ha aperto una frattura lunga quasi quattro chilometri alle porte del centro abitato. Un fronte instabile che, dopo giorni di piogge estreme, ha iniziato a scivolare verso la piana di Gela, costringendo oltre 1.500 persone a lasciare casa e spingendo il Comune a dichiarare la zona rossa.
La notte tra il 25 e il 26 gennaio 2026 segna il punto di svolta. Il ciclone mediterraneo che da giorni insiste sulla Sicilia meridionale riattiva un dissesto già in atto dal 16 gennaio. Stavolta però il terreno cede su scala più ampia: strade deformate, reti spezzate, edifici che perdono appoggio. In alcuni punti il salto di quota arriva a 50–55 metri, segno di un collasso a blocchi che può riattivarsi con nuove piogge o vibrazioni.
Secondo la Protezione civile nazionale, il fronte oggi è pienamente attivo e interessa un settore collinare a ridosso dell’abitato. L’intera collina sta scendendo verso la piana di Gela, ha spiegato il capo Dipartimento Fabio Ciciliano, affiancato dal presidente della Regione Renato Schifani e dal dirigente regionale Salvo Cocina. Alcune abitazioni, ha chiarito Ciciliano, non potranno essere salvate e per quei nuclei sarà necessario avviare una ricollocazione definitiva.
L’origine immediata è meteorologica, ma il contesto viene da lontano. Le precipitazioni violente hanno saturato suoli già fragili, ricchi di argille e materiali sciolti, innescando scivolamenti che avanzano “a gradoni”, erodendo progressivamente l’appoggio delle case sovrastanti. I tecnici regionali indicano una fascia critica tra 50 e 70 metri dal ciglio attivo: se il fronte dovesse avanzare ancora, il rischio resterebbe alto anche oltre il perimetro attuale.
Il sindaco Massimiliano Conti ha firmato l’ordinanza che amplia la zona rossa da 100 a 150 metri, disponendo evacuazioni graduali. La maggior parte degli sfollati è ospitata da parenti, una ventina nel Pala “Pio La Torre”. Le scuole sono chiuse in attesa delle verifiche strutturali. Due strade provinciali fondamentali, SP10 e SP12, sono state interdette, riducendo gli accessi alla città e aumentando il rischio di isolamento parziale.
Sul territorio operano Vigili del Fuoco, forze dell’ordine e una sessantina di volontari di Protezione civile. È stato attivato il CAS – contributo di autonoma sistemazione: fino a 900 euro mensili per 12 mesi per i nuclei con ordinanza di sgombero che non usufruiscono di alloggi pubblici.

Il fronte della frana a Niscemi
Nel frattempo parte il monitoraggio. La Protezione civile ha coinvolto il Centro di Competenza dell’Università di Firenze, con il geologo Nicola Casagli, per installare una rete strumentale: estensimetri, GPS in continuo, stazioni totali, rilievi drone e analisi satellitari InSAR con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana. L’obiettivo è misurare la velocità del movimento e intercettare eventuali accelerazioni prima che diventino irreversibili.
Per estensione e dinamica, spiegano dalla direzione regionale, l’evento è senza precedenti nell’area nissena. Il buffer di sicurezza a 150 metri è una soglia prudenziale, destinata a essere aggiornata in base ai dati e all’evoluzione meteo. Perché qui non si tratta di una frana “istantanea”, ma di un corpo in movimento lento, capace di alternare fasi di apparente quiete a improvvisi avanzamenti.
La geologia di Niscemi pesa come una sentenza. Argille e marne che, in presenza di acqua, perdono resistenza e favoriscono scivolamenti lungo piani preferenziali. L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti a questo tipo di rischio: secondo ISPRA, il 23% del territorio nazionale ricade in aree a pericolosità da frana. In Sicilia, le superfici classificate a rischio sono cresciute del 20,2%, anche grazie a studi più dettagliati. Tradotto: eventi come questo non sono anomalie, ma segnali.
Il maltempo che ha colpito il Sud dal 18 gennaio è stato associato a Cyclone Harry, una configurazione che ha convogliato enormi quantità di umidità sul Mediterraneo centrale. In poche decine d’ore, gli accumuli hanno saturato gli strati superficiali del suolo. Il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza per Sicilia, Calabria e Sardegna, stanziando 100 milioni di euro per i primi interventi. Le stime dei danni in Sicilia parlano già di 740 milioni, ma il conto è ancora aperto.
La questione più delicata resta quella delle case sul ciglio. Dove l’orlo di frana si è avvicinato a meno di 70 metri, il rischio resta elevato anche con interventi provvisori. Il Comune sta completando la perimetrazione delle aree di attenzione per stabilire chi potrà rientrare e chi no. Per alcune famiglie, la risposta sarà definitiva.
La frana è attiva e il quadro è critico, ha ribadito Ciciliano. È una frana drammatica, la situazione è grave, ha detto il sindaco Conti, invitando a non sottovalutare i segnali e a rispettare le interdizioni. Per ora Niscemi non conta feriti, ma conta case lesionate, strade spezzate e notti lontano da casa. In attesa che i dati dicano se la collina si fermerà o continuerà a scendere, prudenza e disciplina restano l’unica vera linea di difesa.
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