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Cronaca

Stop all’evento pro Askatasuna, studenti occupano Palazzo Nuovo

I collettivi reagiscono alla chiusura decisa dal Rettorato

Stop all’evento pro Askatasuna

Stop all’evento pro Askatasuna, studenti occupano Palazzo Nuovo

Palazzo Nuovo torna a essere terreno di scontro politico. Nel tardo pomeriggio di martedì 28 gennaio, i collettivi universitari torinesi hanno occupato la storica sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino, al termine di un’assemblea convocata proprio all’interno dell’edificio. Una decisione maturata dopo lo stop imposto dal Rettorato, che ha disposto la chiusura della struttura per due giorni, impedendo lo svolgimento di un evento musicale legato alla mobilitazione contro lo sgombero di Askatasuna.

La miccia si accende a meno di tre giorni dalla manifestazione nazionale del 31 gennaio, annunciata proprio contro lo sgombero del centro sociale. Un tempismo che trasforma l’occupazione da gesto simbolico a atto di rottura, destinato ad avere conseguenze politiche e istituzionali.

I collettivi parlano apertamente di una scelta deliberata: «La rettrice chiude, noi apriamo». Palazzo Nuovo viene rivendicato come spazio sottratto al controllo e restituito al conflitto, con l’accusa all’università di trasformarsi da luogo di sapere critico a strumento disciplinare. L’occupazione viene presentata come una riappropriazione politica degli spazi, in opposizione a quella che viene descritta come una gestione securitaria dell’ateneo.

Nei testi diffusi dagli studenti, l’università è definita come un luogo che dovrebbe appartenere a chi lo vive ogni giorno, non un edificio da svuotare quando diventa scomodo. Da qui la decisione di occupare, dichiarando l’intenzione di non bloccare gli esami e di non interrompere formalmente le attività didattiche, ma di affiancare allo studio momenti di socialità, dibattito politico e iniziative culturali.

La risposta dell’Università di Torino arriva poche ore dopo ed è netta. In una nota ufficiale, l’Ateneo chiede la rinuncia immediata all’occupazione e il ripristino delle condizioni di piena agibilità dell’edificio. Viene annunciata l’attivazione delle procedure interne per la tutela della sicurezza e del patrimonio e la valutazione, in raccordo con gli organi competenti, di tutte le misure previste per garantire la continuità delle attività e la tutela dei diritti dell’intera comunità universitaria.

Per UniTo, l’occupazione non è una forma di confronto accettabile: limita i diritti di studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo e compromette lo svolgimento delle attività istituzionali. Palazzo Nuovo viene ribadito come luogo di studio, lavoro e servizio pubblico che deve restare accessibile e sicuro, senza condizioni imposte unilateralmente.

Il caso esplode definitivamente sul piano politico con l’intervento della vicepresidente della Regione Piemonte e assessora al Diritto allo studio universitario, Elena Chiorino, che definisce l’occupazione «un atto vergognoso e deliberatamente ideologico», parlando di «provocazione violenta» riconducibile agli ambienti antagonisti di Askatasuna. Secondo la Regione, quanto accaduto a Palazzo Nuovo sarebbe l’anticamera delle azioni previste per la manifestazione di sabato, con l’accusa di voler occupare, intimidire e sovvertire le regole democratiche.

Così Palazzo Nuovo diventa di nuovo epicentro di un conflitto più ampio, che intreccia università, movimenti antagonisti, gestione degli spazi pubblici e sicurezza cittadina. Con l’occupazione in corso e le posizioni sempre più polarizzate, Torino entra nel fine settimana del 31 gennaio in un clima di tensione aperta, in cui il confine tra protesta, istituzioni e ordine pubblico si fa sempre più sottile.

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