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Università di Torino, scontro frontale su Palazzo Nuovo: studenti in protesta, Rettorato blindato e dialogo a zero

La chiusura di Palazzo Nuovo accende la mobilitazione dei collettivi, il Senato accademico fa quadrato attorno alla rettrice

Università di Torino, scontro frontale su Palazzo Nuovo: studenti in protesta, Rettorato blindato e dialogo a zero

Università di Torino, scontro frontale su Palazzo Nuovo: studenti in protesta, Rettorato blindato e dialogo a zero

Un cortile affollato, porte chiuse e un dialogo che, almeno per ora, non si apre. Nella mattina di oggi, il Rettorato dell’Università di Torino, in via Verdi, è diventato il centro di una protesta che va oltre il singolo episodio e rimette al centro dell’agenda cittadina il rapporto tra autonomia accademica, ordine pubblico e partecipazione studentesca. A muoversi sono state alcune decine di studenti dei collettivi universitari, riuniti in presidio durante la seduta del Senato accademico, per contestare la decisione della rettrice Cristina Prandi di disporre la chiusura per due giorni di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche.

La scelta dell’Ateneo, motivata ufficialmente da ragioni di sicurezza, ha impedito lo svolgimento di un evento musicale serale promosso in solidarietà con il centro sociale Askatasuna, recentemente sgomberato. Una decisione che gli studenti definiscono apertamente politica, sostenendo che dietro la motivazione legata alla sicurezza si celi la volontà di limitare spazi di socialità, autogestione e iniziativa culturale all’interno dell’università.

La protesta si è concentrata nel cortile del Rettorato, dove i manifestanti hanno tentato, senza riuscirci, di entrare nell’aula del Senato accademico, trovando le porte chiuse. La seduta è stata momentaneamente sospesa, mentre all’esterno si levavano slogan duri contro la rettrice, accusata di non voler aprire alcun confronto con la componente studentesca. Tra le frasi scandite anche richieste esplicite di dimissioni, segno di un livello di conflittualità che ha superato rapidamente il piano simbolico.

Secondo i collettivi, la chiusura di Palazzo Nuovo è arrivata senza alcuna consultazione preventiva e avrebbe rappresentato il risultato di pressioni politiche e istituzionali esterne. Gli studenti ricordano come, negli anni, all’interno dell’edificio si siano svolti eventi analoghi senza particolari criticità e sottolineano come non sia stato tentato alcun percorso alternativo per garantire lo svolgimento dell’iniziativa in condizioni ritenute sicure. Da qui l’accusa più ampia: l’università, così facendo, rischierebbe di perdere il proprio ruolo di spazio di dialogo e di promozione del pensiero critico, riducendosi a un luogo di semplice transito per lezioni ed esami.

Un altro elemento richiamato dai manifestanti riguarda l’uso del tema della sicurezza. I collettivi hanno ricordato vicende irrisolte come aule inutilizzabili e il problema dell’amianto, mai affrontate, a loro dire, con la stessa urgenza. Un confronto che sposta il dibattito dal singolo evento vietato a una questione strutturale: quando e come la sicurezza viene invocata, e con quali effetti sulla vita quotidiana dell’ateneo.

Dopo alcune ore di presidio, la protesta al Rettorato si è conclusa senza incidenti. Gli studenti si sono allontanati in corteo verso Palazzo Nuovo, annunciando un nuovo appuntamento per mercoledì 28 gennaio alle 18, quando è prevista un’assemblea aperta. Un momento che i collettivi indicano come centrale per discutere del futuro dell’università e definire le prossime iniziative, ribadendo la volontà di un confronto non mediato da delegazioni, ma condotto come presidio e assemblea.

Nel frattempo, il Senato accademico ha ripreso i propri lavori e, poche ore dopo, ha approvato a maggioranza una mozione di pieno sostegno alla rettrice e al prorettore per le decisioni assunte in merito agli eventi non autorizzati a Palazzo Nuovo. Nel documento, l’organo di governo dell’Ateneo ha condiviso la linea adottata, ribadendo la disponibilità a proseguire un dialogo costruttivo con la comunità studentesca, ma all’interno di regole chiare.

Nel suo intervento in apertura di seduta, la rettrice Prandi ha ricostruito il contesto che ha portato al provvedimento d’urgenza. È stato sottolineato come, negli ultimi mesi, si sia registrato un aumento di eventi non autorizzati, caratterizzati da una partecipazione crescente e dal coinvolgimento sempre più frequente di minorenni. Palazzo Nuovo, ha spiegato la rettrice, è da tempo oggetto di un’analisi finalizzata alla tutela di chi studia e lavora in Ateneo e alla continuità delle attività istituzionali.

In questo quadro si inserisce il Progetto di solidarietà vicinale, uno strumento che consente all’università di intervenire con rapidità in presenza di criticità, garantendo la ricollocazione delle attività in edifici limitrofi. Grazie a questo piano, le lezioni e le attività previste nei giorni di chiusura sono state spostate in altri spazi universitari. La chiusura straordinaria e preventiva di Palazzo Nuovo, ha chiarito Prandi, è stata disposta dopo la diffusione sui social dell’annuncio di una festa serale e notturna mai formalmente richiesta né autorizzata, ritenuta incompatibile con la destinazione degli spazi per modalità e caratteristiche. La decisione, ha ribadito la rettrice, sarebbe stata frutto di una valutazione autonoma e responsabile dell’Ateneo, non determinata da pressioni esterne.

Il caso ha rapidamente assunto una dimensione politica nazionale. Nel primo pomeriggio è intervenuto il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che ha parlato di un’azione violenta e organizzata, riconducibile ad ambienti della galassia antagonista, definendo quanto accaduto come “squadrismo” e annunciando piena solidarietà alla rettrice. Secondo il ministro, bloccare il Senato accademico e tentare di impedirne i lavori non rientrerebbe nel perimetro della protesta legittima, ma configurerebbe un attacco all’autonomia dell’istituzione universitaria.

Resta così aperto il nodo più delicato e politico della vicenda: come tenere insieme sicurezza, autonomia accademica e partecipazione studentesca. Da una parte l’università rivendica il diritto-dovere di governare i propri spazi nel rispetto delle regole e della legalità; dall’altra gli studenti chiedono luoghi di confronto, socialità e iniziativa che non vengano compressi da decisioni percepite come unilaterali. La richiesta di dialogo avanzata dai collettivi, e respinta nei termini da loro denunciati, resta oggi il baricentro del conflitto. È su questo terreno che si misureranno le prossime settimane, tra assemblee annunciate, mobilitazioni già calendarizzate — compresa una manifestazione nazionale prevista per sabato 31 gennaio — e la capacità dell’Ateneo di evitare che la frattura si trasformi in una contrapposizione permanente.

Rettrice | Università di Torino

La rettrice Prandi

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