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Cronaca
28 Gennaio 2026 - 11:36
"L’ho visto oscillare, poi come un dosso": l’automobilista si difende mentre Torino fa i conti con la morte di Davide Borgione
«Ho notato quel ragazzo che andava in bici a zig zag, poi non l’ho più visto e mi è sembrato di passare sopra un dosso. Ma non ho sentito urla. Ora sono devastato». È questa la versione fornita dall’automobilista di 36 anni, funzionario di banca, indagato per omicidio stradale e omissione di soccorso per la morte di Davide Borgione, il diciannovenne torinese deceduto nella notte tra venerdì e sabato scorsi a Torino. Parole riportate dal quotidiano la Repubblica e ora agli atti di un’inchiesta che sta assumendo contorni sempre più complessi e inquietanti.
Davide, studente di Economia, stava rientrando a casa dopo una serata trascorsa con gli amici alla discoteca Milk. Viaggiava su una bicicletta elettrica a noleggio, senza casco, quando è caduto sull’asfalto tra via Nizza e corso Marconi, nel quartiere San Salvario. L’autopsia, eseguita dal medico legale Roberto Testi, ha confermato che la causa del decesso è stato un trauma cranico. Resta però il nodo centrale dell’inchiesta: quel trauma è stato provocato esclusivamente dalla caduta autonoma oppure è stato aggravato, o addirittura determinato, dal successivo passaggio dell’auto?
Secondo la ricostruzione investigativa, dopo la caduta Davide è rimasto a terra privo di sensi. Solo in un secondo momento è sopraggiunto il veicolo guidato dal bancario, che avrebbe sfiorato o urtato il corpo del ragazzo sull’asfalto. L’uomo sostiene di non essersi reso conto della presenza del giovane a terra e di non aver compreso la gravità di quanto accaduto. «Non era né ubriaco né drogato», ha precisato a la Repubblica la sua legale, Anna Rosa Oddone, aggiungendo: «Si sarebbe fermato di sicuro, se si fosse reso conto di cos’era successo».

Gli accertamenti su velocità, traiettoria e condizioni di visibilità sono ancora in corso. La Polizia Locale ha acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona, che stanno consentendo di ricostruire con precisione la sequenza degli eventi. Ed è proprio dalle immagini che emerge uno degli aspetti più sconvolgenti dell’intera vicenda.
Dopo la caduta di Davide e prima dell’intervento dei soccorsi, due giovani italiani in auto si sono fermati sul luogo dell’incidente. Ma non per aiutare. Le immagini mostrano che si sarebbero avvicinati al corpo del ragazzo non per prestare soccorso, ma per rubargli il portafogli. Un gesto che ha aggiunto orrore a una tragedia già consumata sull’asfalto. I due sono difesi dagli avvocati Nicola Gallicchio e Paolo Galvagno e la loro posizione è ora al vaglio della Procura, che non esclude contestazioni ulteriori, anche sul piano dell’omissione di soccorso.
L’allarme, secondo quanto ricostruito, è stato dato solo successivamente da alcuni giovanissimi stranieri che hanno notato il corpo del ragazzo a terra e chiamato i soccorsi. Davide è stato trasportato d’urgenza in pronto soccorso, ma le sue condizioni erano già disperate. È morto poco dopo l’arrivo in ospedale.
Il dolore della famiglia si è trasformato in rabbia e incredulità. Fabrizio Borgione, il padre di Davide, ha affidato a la Repubblica uno sfogo durissimo: «Io non li voglio incontrare, non sono neanche esseri umani», ha detto riferendosi a chi, anziché aiutare, ha pensato di derubare il figlio morente. L’uomo ha raccontato anche di aver desiderato donare gli organi del figlio, un gesto di altruismo che non è stato possibile a causa degli accertamenti autoptici disposti dall’autorità giudiziaria.
L’inchiesta della Procura di Torino procede ora su più binari: la dinamica dell’incidente, il ruolo dell’automobilista, la responsabilità di chi è transitato senza fermarsi e la condotta di chi ha approfittato della situazione per rubare. Un mosaico di comportamenti che restituisce l’immagine di una notte segnata non solo da un incidente mortale, ma da una catena di omissioni e cinismo.
Torino osserva con sgomento lo sviluppo di una vicenda che va oltre il singolo fatto di cronaca. La morte di un ragazzo di 19 anni, la solitudine sull’asfalto, il furto mentre la vita si spegneva, le parole di chi dice di non aver capito: tutto concorre a delineare un quadro che interroga la città sul valore della responsabilità, dell’attenzione e dell’umanità, soprattutto nelle ore più fragili della notte.
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