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Cronaca

Serramanico tra i banchi in Piemonte, studente scoperto in aula con un coltello: intervengono i Carabinieri

Un serramanico tra i banchi, l’intervento dei Carabinieri e un clima nazionale sempre più teso sul tema delle armi tra i giovanissimi

Serramanico tra i banchi

Serramanico tra i banchi in Piemonte, studente scoperto in aula con un coltello: intervengono i Carabinieri

Nel pieno di un dibattito nazionale già incandescente, un episodio avvenuto nei giorni scorsi ad Asti riporta con forza l’attenzione sul tema della sicurezza nelle scuole e sul possesso di coltelli da parte degli studenti. Un ragazzo minorenne è stato segnalato ai Carabinieri dopo essere stato sorpreso in aula mentre giocherellava con un coltello a serramanico, episodio che si inserisce in un contesto reso drammaticamente attuale dalla recente morte di Youssef Abanoub, il giovane ucciso a La Spezia con una coltellata da un suo coetaneo.

Il fatto è avvenuto all’interno di un istituto scolastico astigiano, durante una normale lezione. A notare il comportamento dello studente è stata una docente, che ha visto il ragazzo maneggiare un serramanico con una lama di circa otto centimetri. Un gesto che ha fatto immediatamente scattare l’allarme e portato l’insegnante a contattare l’Arma. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri, che hanno proceduto al sequestro del coltello, all’identificazione del giovane e a un confronto con i genitori.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il ragazzo avrebbe dichiarato ai militari di portare abitualmente con sé il coltellino, sostenendo di utilizzarlo come strumento di lavoro durante un laboratorio tecnico. Gli inquirenti non avrebbero riscontrato atteggiamenti minacciosi o aggressivi nei confronti dei compagni di classe, né segnali di un intento violento immediato. Resta però la gravità del gesto: la presenza di un’arma, seppur di piccole dimensioni, all’interno di un’aula scolastica.

L’episodio ha portato il Questore di Asti a emettere nei confronti del minorenne un avviso orale, misura di natura preventiva che mira a richiamare formalmente il soggetto a una condotta conforme alla legge. Un provvedimento che, pur non essendo una sanzione penale, rappresenta un segnale chiaro di attenzione da parte delle istituzioni e un monito rivolto non solo al ragazzo coinvolto, ma più in generale al mondo giovanile.

Il caso astigiano arriva in un momento delicatissimo. La cronaca recente ha mostrato con crudezza come il confine tra gesto superficiale e tragedia possa essere sottilissimo. A La Spezia, poche settimane fa, una lite tra adolescenti è degenerata fino a trasformarsi in un omicidio, con un ragazzo morto accoltellato da un coetaneo. Un episodio che ha scosso l’opinione pubblica e rilanciato interrogativi profondi sulla diffusione dei coltelli tra i giovani, sulla percezione del pericolo e sulla capacità delle istituzioni di prevenire simili derive.

Non si tratta di casi isolati. Anche in Piemonte, negli ultimi mesi, la cronaca ha registrato diversi episodi legati all’uso o al possesso di armi bianche. A Torino, un uomo è stato arrestato dopo aver rapinato una banca a volto scoperto armato di coltello, mentre ad Asti un bambino di undici anni è fuggito da casa dopo un litigio, mobilitando le forze dell’ordine in una ricerca che si è conclusa fortunatamente senza conseguenze. Fatti diversi, ma uniti da un filo comune: una crescente tensione sociale che coinvolge anche i più giovani.

Nelle scuole, il tema è particolarmente sensibile. Docenti e dirigenti si trovano spesso a gestire situazioni complesse, in un equilibrio difficile tra prevenzione, dialogo educativo e necessità di garantire la sicurezza. L’episodio del serramanico in aula ad Asti dimostra come anche un oggetto che il ragazzo considera “di uso quotidiano” possa trasformarsi in un elemento di allarme, soprattutto in un contesto segnato da fatti di sangue recenti.

La questione non riguarda solo il rispetto formale delle regole, ma tocca un piano più profondo: quello del rapporto dei giovani con la violenza, con gli oggetti potenzialmente offensivi e con la percezione delle conseguenze. Portare un coltello a scuola, anche senza intenzioni dichiarate, non è mai un gesto neutro. È un segnale che chiama in causa famiglie, scuola e istituzioni.

Ad Asti, l’intervento tempestivo dell’insegnante e dei Carabinieri ha evitato che la situazione degenerasse. Ma l’episodio resta un campanello d’allarme. In un momento storico in cui un diverbio tra ragazzi può trasformarsi in una tragedia irreversibile, ogni segnale va letto con attenzione, senza minimizzare e senza allarmismi, ma con la consapevolezza che la prevenzione passa anche dai piccoli gesti e dalle risposte immediate.

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