Feletto e l’intero Canavese perdono una delle loro figure più longeve e riconoscibili. Alfa Tapparo, vedova Bonomo, si è spenta all’età di 99 anni, lasciando un vuoto profondo in una comunità che per decenni l’ha vista protagonista silenziosa ma costante della vita quotidiana. Era la persona più anziana del paese, un punto di riferimento che attraversava generazioni, tradizioni e cambiamenti.
La notizia della sua scomparsa è stata annunciata dai familiari: la figlia Concetta con il marito Valerio, i nipoti Marco con Paola e Claudio, insieme a tutti coloro che le hanno voluto bene. I funerali si svolgeranno lunedì 26 gennaio 2026 alle ore 15 nella chiesa parrocchiale di Feletto, con partenza dall’abitazione di via San Francesco d’Assisi 12 alle 14.45. Il Santo Rosario sarà recitato domenica 25 gennaio alle ore 17, sempre nella chiesa parrocchiale. La famiglia ha espresso un particolare ringraziamento al dottor Enrico Franzino e a tutte le persone che le sono state vicine, chiedendo di non inviare fiori ma di destinare eventuali offerte al Cottolengo di Feletto.

Nata il 27 ottobre 1926 a Saluggia, in provincia di Vercelli, Alfa Tapparo aveva conosciuto fin da giovanissima la fatica e le responsabilità di un’Italia segnata dalla povertà e dalla guerra. Rimasta orfana di madre a soli otto anni, crebbe in un contesto familiare semplice, imparando presto il valore del lavoro e della resilienza quotidiana. Dopo la quinta elementare apprese dalle suore l’arte del cucito, competenza che avrebbe segnato tutta la sua vita, e a quattordici anni iniziò a lavorare in fabbrica.
Gli anni del conflitto furono duri anche sul piano della salute. A diciotto anni fu ricoverata per una lunga degenza e proprio durante la convalescenza, a Feletto, conobbe Michele Bonomo, classe 1919, alpino e artificiere, che dopo l’8 settembre aveva scelto la Resistenza come partigiano nell’Ottava Divisione Vallorco. Un incontro che segnò l’inizio di una storia condivisa fatta di sacrifici, lutti e ripartenze.
Il matrimonio arrivò il 13 aprile 1947 e la coppia si stabilì nella casa di via San Francesco d’Assisi, nella parte più antica del paese, ricostruita dopo l’incendio nazifascista del 16 agosto 1944. Gli anni successivi furono segnati da prove dolorose: la morte prematura del padre di Alfa, la perdita del primo figlio e un grave incidente sul lavoro che costò a Michele un occhio. Nonostante tutto, la famiglia seppe andare avanti, trovando una nuova stabilità con la nascita della figlia Concetta nel 1951.
A Feletto Alfa Tapparo è stata molto più di una residente storica. Sarta esperta, volontaria instancabile, presenza fissa nelle associazioni locali, ha contribuito per anni alle iniziative degli Alpini, dell’associazione Santa Barbara e a numerose attività comunitarie. Dalle cucine delle sagre alle manifestazioni popolari, dai carnevali alle iniziative parrocchiali, il suo contributo è stato concreto e continuo, sempre lontano dai riflettori.
Cristiana devota, legata profondamente alla parrocchia e alle opere del Cottolengo, aveva assistito per quattro volte alla discesa della statua lignea della Madonna Assunta, evento che si celebra ogni venticinque anni e che l’aveva resa una delle poche testimoni dirette di quasi un secolo di storia religiosa locale. Lo scorso ottobre, per il suo novantanovesimo compleanno, le era stata consegnata una medaglia d’oro con il suo nome come riconoscimento per essere la cittadina più anziana del paese.
Pur essendo nata altrove, Alfa Tapparo ha vissuto gran parte della sua vita a Feletto, accogliendo e rispettando persone provenienti da contesti diversi, diventando un simbolo discreto di integrazione e convivenza. La sua scomparsa chiude un capitolo importante della memoria collettiva felettese, lasciando il ricordo di una donna che ha attraversato il Novecento senza mai smettere di partecipare alla vita della sua comunità.