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23 Gennaio 2026 - 18:21
Morto nel macchinario del fieno, indaga la Procura di Ivrea: verifiche sulla posizione di Andrea Cricca
La Procura di Ivrea ha acceso i fari sulla morte di Andrea Cricca, il giovane agricoltore rimasto ucciso mercoledì sera in una cascina di Borgo Case Sparse, sulle colline tra Brusasco e Brozolo. Un episodio tragico, ma anche un caso che ora entra nel terreno più delicato: quello delle eventuali responsabilità.
Secondo quanto filtra da fonti vicine alla Procura, l’inchiesta punta a chiarire non solo cosa sia accaduto materialmente dentro quella stalla, ma soprattutto in che condizioni Andrea stesse lavorando: se fosse inserito con un ruolo regolare, se ci fossero procedure e misure adeguate, se il macchinario fosse in sicurezza, se qualcuno avesse l’obbligo – e la possibilità concreta – di prevenire quell’esito.
Andrea, classe 2001, residente a Monteu da Po, aveva 25 anni ed era conosciuto come un ragazzo legato alla terra e al lavoro agricolo. Mercoledì sera, intorno alle 20, per ragioni ancora tutte da definire, sarebbe finito all’interno di un macchinario per lo sminuzzamento del fieno, un carro autocaricante. Un attimo, una manovra, forse un equilibrio perso: poi la tragedia. Quando sono arrivati i sanitari del 118 Azienda Zero e i carabinieri della stazione di Cavagnolo, guidati dal maresciallo Alessio Guzzon, per lui non c’era già più niente da fare.
L’allarme sarebbe scattato immediatamente, con la richiesta di intervento partita dai titolari dell’azienda agricola che non riuscivano più a trovare il giovane. I soccorritori sono intervenuti anche per assistere la madre di Andrea, colta da un malore appena informata dell’accaduto.

Andrea Cricca, 25 anni
Da quella stessa sera sono partite le verifiche dello Spresal dell’Asl To4, coordinate dalla Procura di Ivrea guidata da Gabriella Viglione. Il fascicolo è seguito dal pubblico ministero Alessandro Gallo e l’ipotesi su cui si lavora è quella di omicidio colposo, come avviene in questi casi, per accertare se qualcuno abbia violato norme o cautele obbligatorie.
Per la Procura sarà determinante capire se Andrea Cricca fosse in regola o meno, e soprattutto con quale quadro formale fosse presente in azienda. Perché il fatto che si trattasse – come emerge dagli accertamenti – di una cascina “di amici di famiglia”, e che Andrea vi andasse saltuariamente “ad aiutare”, non cambia la sostanza del diritto e delle responsabilità.
Secondo quanto riferiscono fonti qualificate, anche l’eventualità che Andrea fosse un familiare dei titolari – o comunque una presenza “non strutturata” – non viene ritenuta una scriminante. In altre parole: non basta dire “stava dando una mano”.
Intanto il paese, Monteu da Po, resta fermo sul dolore. La sindaca Elisa Ghion lo ha ricordato come un ragazzo “dolce, educato”, esprimendo vicinanza alla madre Sabrina D’Addazio e al padre Franco Cricca. Una scossa che attraversa famiglie, amici, una comunità intera, dove il lutto non è una notizia astratta ma un nome, un volto, un percorso interrotto.
Anche il sindacato è intervenuto con parole durissime. La Cisl Torino-Canavese, attraverso il segretario generale Giuseppe Filippone, ha parlato di una “tragedia inaccettabile” e di un’emergenza che non può essere affrontata solo con il cordoglio, chiedendo un rafforzamento di controlli e prevenzione soprattutto in un settore come l’agricoltura, dove la sicurezza resta troppo spesso fragile.
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