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Cronaca

Finto carabiniere e falso perito, così due anziani sono stati svuotati di 70 mila euro con una truffa studiata nei dettagli

Arrestato un 37enne, incastrato dalle indagini della Squadra Mobile dopo il raggiro messo a segno a Torino

Finto carabiniere

Finto carabiniere e falso perito, così due anziani sono stati svuotati di 70 mila euro con una truffa studiata nei dettagli

Prima la telefonata, poi l’inganno costruito passo dopo passo, facendo leva sulla paura e sul rispetto per le istituzioni. È così che due anziani coniugi torinesi sono finiti nella rete di una truffa aggravata che li ha privati di denaro, titoli e gioielli per circa 70 mila euro. A distanza di mesi dai fatti, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino italiano di 37 anni, ritenuto l’autore materiale del colpo.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Torino al termine di un’indagine coordinata dalla Procura e condotta dalla Squadra Mobile, nell’ambito delle iniziative mirate al contrasto dei reati predatori ai danni di vittime vulnerabili. L’uomo è stato rintracciato e arrestato a Napoli, nel territorio di competenza del Commissariato di Polizia “San Ferdinando”, dove si trovava al momento dell’esecuzione della misura.

La truffa risale alla mattinata del 21 ottobre 2025 e segue uno schema ormai tristemente noto. Il marito della coppia riceve una telefonata sull’utenza fissa di casa. Dall’altra parte del filo, una voce si presenta come appartenente all’Arma dei Carabinieri e lo invita a recarsi con urgenza presso una stazione di Torino, in via Catania, per un presunto interrogatorio. Il pretesto è grave e studiato per creare allarme: l’auto dell’anziano sarebbe stata utilizzata per commettere una rapina.

Convinto dalla falsa autorità dell’interlocutore, l’uomo esce di casa. È in quel momento che entra in azione la seconda fase del piano. I truffatori contattano telefonicamente la moglie, prima sul telefono fisso e poi su quello cellulare, ponendo domande mirate sulla presenza di una cassaforte e sul contenuto custodito all’interno. Ogni dettaglio viene sondato con calma, senza fretta, per preparare il terreno al colpo finale.

Alla donna viene spiegato che, a breve, si sarebbe presentato a casa un perito del Tribunale, incaricato di verificare i valori posseduti e confrontarli con quelli sottratti nella finta rapina. Pochi minuti dopo, alla porta si presenta un uomo che conferma quella versione. La vittima, rassicurata dal racconto e dalla messinscena, lo accompagna nella stanza dove si trova la cassaforte.

È lì che il raggiro si consuma. Il falso perito preleva denaro contante, buoni postali e monili in oro, allontanandosi con un bottino stimato in 70 mila euro. Solo successivamente, con il rientro del marito e il confronto tra i due, emerge la realtà della truffa.

Le indagini avviate dalla Squadra Mobile di Torino si sono sviluppate su più fronti. Decisive l’analisi dei sistemi di videosorveglianza, l’ascolto dettagliato delle vittime, l’esame del traffico telefonico e l’utilizzo di presidi tecnologici. Un lavoro minuzioso che ha consentito di individuare il presunto autore e di raccogliere gravi indizi di colpevolezza, ritenuti sufficienti dal giudice per disporre la custodia cautelare in carcere.

Il caso riporta sotto i riflettori un modus operandi ricorrente, che continua a colpire soprattutto persone anziane o fragili. Finti carabinieri, falsi avvocati o sedicenti periti sono figure centrali di raggiri costruiti per sfruttare il timore di conseguenze penali e l’autorevolezza delle istituzioni, abilmente imitate per abbassare le difese delle vittime.

Il procedimento penale si trova ora nella fase delle indagini preliminari e per l’indagato vale la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva. Tuttavia, secondo il Gip, gli elementi raccolti delineano un quadro indiziario solido, tale da giustificare la misura restrittiva.

Una vicenda che conferma quanto queste truffe siano tutt’altro che improvvisate, ma frutto di tecniche collaudate e di una conoscenza precisa delle dinamiche psicologiche delle vittime. E che rilancia, ancora una volta, l’allarme su un fenomeno che continua a mietere vittime silenziose.

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