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Cronaca

Crans-Montana, interrogatorio fiume e sospetti choc: “Non sono scappata”, ma spuntano i video

Dieci ore in procura per Jessica Moretti mentre l’inchiesta si allarga e punta anche sul Comune

Crans-Montana, interrogatorio fiume e sospetti choc

Crans-Montana, interrogatorio fiume e sospetti choc

Secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, a partire dalle 1:26 del primo gennaio, la procura ha ricostruito la notte della tragedia del Constellation, il locale andato a fuoco causando 40 morti e 116 feriti. Una ricostruzione minuziosa, durata dieci ore di interrogatorio a Sion, che ha visto al centro Jessica Maric, proprietaria del locale insieme al marito Jacques Moretti. Entrambi sono indagati per omicidio colposo, lesioni e incendio colposo.

Jacques Moretti, ascoltato già il giorno precedente e nuovamente presentatosi in procura, resta in stato di arresto, in attesa della decisione del Tribunale per le misure coercitive, che potrebbe concedergli la libertà in cambio di una cauzione da 200 mila franchi. L’interrogatorio di Jessica Maric si è concentrato in particolare sui minuti immediatamente successivi allo scoppio dell’incendio, quelli che hanno sollevato i sospetti più pesanti.

«Non sono scappata dal Constellation, ma mi sono precipitata fuori per chiamare i soccorsi», ha dichiarato l’imprenditrice davanti alla procuratrice aggiunta del Cantone Vallese, Christine Seppey, e agli avvocati delle famiglie delle vittime. Una frase pronunciata per respingere l’ipotesi, e una possibile accusa, di omissione di soccorso. La donna ha ribadito quanto già riferito alla polizia cantonale circa dieci ore dopo il disastro: l’impossibilità di rientrare nel locale a causa della folla in fuga e l’attesa all’esterno dell’arrivo del marito.

Proprio su quei minuti si sono però concentrate le domande più incalzanti dei legali delle famiglie. L’avvocato Romain Jordain ha consegnato alla procura alcune immagini che ritrarrebbero Jessica mentre filma con il cellulare l’accensione delle candele pirotecniche su una decina di bottiglie di champagne, una delle quali avrebbe poi innescato l’incendio. Un elemento che contrasta con quanto dichiarato dalla donna alla polizia, quando aveva affermato di non avere foto o video di quella serata.

Altro nodo centrale dell’inchiesta riguarda le responsabilità dirette dello spettacolo con champagne e candeline, messo in scena nelle occasioni importanti da circa dieci anni, da quando i Moretti avevano rilevato il locale. Jessica Maric ha ammesso di aver partecipato allo show la notte della tragedia, sostenendo però di aver istruito il personale sul rispetto delle procedure di sicurezza.

Intanto, sul fronte italiano, proseguono le iniziative della procura di Roma, che indaga sulla strage di Capodanno. A Milano è iniziata l’autopsia sui corpi di Chiara Costanzo e Achille Barosi, i due sedicenni milanesi morti a Crans-Montana; gli accertamenti proseguiranno anche nella giornata successiva. A Roma, invece, si è svolto un incontro tra gli avvocati delle famiglie delle vittime, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e l’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, per definire una linea comune sul piano istituzionale e giudiziario.

L’inchiesta svizzera, però, potrebbe essere solo all’inizio. A Sion, i coniugi Moretti potrebbero non restare gli unici indagati ancora a lungo. Lo stesso legale dell’imprenditore, Patrick Michod, ha sottolineato come dagli interrogatori sia emersa la «necessità di sentire altre persone». Una prospettiva confermata anche dall’avvocato Romain Jordain, che ha affermato: «Spero che il banco degli indagati si riempia».

L’attenzione degli inquirenti si sta ora spostando anche sul Comune di Crans-Montana, chiamato in causa per i mancati controlli di sicurezza negli ultimi cinque anni. E proprio mentre l’inchiesta allarga il suo raggio d’azione, l’amministrazione comunale ha comunicato di aver intensificato i controlli, affidandosi anche a una ditta privata, una decisione arrivata con un tempismo che non è passato inosservato.

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