Cerca

Cronaca

Quaranta vittime e una verità ancora sospesa: l’inchiesta sul rogo di Crans-Montana diventa un caso politico

Nuovi interrogatori e accuse di ingerenze scuotono la giustizia svizzera

Tragedia di Crans-Montana, tra lutto e veleni: i Moretti accusano, la diplomazia respinge

Tragedia di Crans-Montana, tra lutto e veleni: i Moretti accusano, la diplomazia respinge (in foto i coniugi Moretti)

Alla vigilia di un nuovo passaggio cruciale dell’inchiesta sull’incendio che nella notte di Capodanno ha devastato il locale Le Constellation di Crans-Montana, causando la morte di 40 persone, il clima attorno al procedimento giudiziario si fa sempre più teso. Domani mattina alle 8.30 Jacques Moretti, proprietario del locale, tornerà a essere interrogato negli uffici della Procura del Cantone Vallese a Sion. Mercoledì toccherà alla moglie Jessica Moretti. Entrambi sono indagati per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo.

Nelle ultime ore, i loro legali hanno alzato il livello dello scontro istituzionale denunciando presunte pressioni politiche sull’inchiesta. Al centro della polemica c’è un incontro avvenuto lo scorso 12 gennaio tra la procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud e l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado. Gli avvocati Yaël Hayat, Nicola Meier e Patrick Michod hanno chiesto formalmente alla Procura la trascrizione integrale del colloquio, ritenendo necessario fare piena luce sul suo contenuto prima dei nuovi interrogatori.

Interpellato dall’ANSA, l’ambasciatore Cornado ha respinto con fermezza ogni accusa di ingerenza, chiarendo il senso dell’incontro: «Un incontro informale per ribadire le aspettative dell’Italia tutta, che attende venga fatta chiarezza sui fatti accaduti, chiarita la responsabilità e proposte punizioni per i colpevoli». Una posizione ribadita con toni netti anche successivamente: «È un mio dovere istituzionale veicolare il messaggio delle istituzioni italiane e questo io ho veicolato alla Procura, ma non c’è stata pressione, né sono entrato nel merito delle indagini, perché sarebbe stata ovviamente un’ingerenza nei confronti della magistratura, che io non mi sarei mai permesso di fare».

Secondo la Neue Zürcher Zeitung (NZZ), che ha anticipato la notizia, la richiesta di trascrizione rientra in una strategia difensiva volta ad aumentare la pressione sulla Procura vallesana in un momento chiave dell’indagine. I legali dei Moretti sostengono che i loro assistiti si sentano profondamente colpiti dalla tragedia ma respingono l’idea di una consapevolezza preventiva dei rischi. «I Moretti si sentono responsabili perché erano i custodi di quel luogo, un luogo di luce, un luogo di festa. Sono in lutto», hanno dichiarato alla Tribune de Genève, aggiungendo però che la coppia rifiuta l’ipotesi di essere stata a conoscenza di qualsiasi pericolo e che per questo intende «ripristinare verità distorte».

Sul piano umano, la difesa sottolinea come le scuse pubbliche pronunciate da Jessica Moretti non debbano essere confuse con un’ammissione di colpa penale. «Le scuse di Jessica Moretti sono scuse a nome della coppia, ma la responsabilità penale non è sinonimo di sentimenti», ha spiegato l’avvocato Patrick Michod. Centrale nell’inchiesta resta il tema del materiale utilizzato per il soffitto del locale. Sempre Michod ha precisato: «Jacques Moretti non voleva installare schiuma altamente infiammabile, voleva installare schiuma acustica», sostenendo che il fornitore non avrebbe chiarito la reale natura del materiale al momento dell’acquisto.

Intanto emergono nuovi dettagli sulla dinamica della notte di Capodanno. Il quotidiano tedesco Bild, ricostruendo gli eventi attraverso relazioni delle forze dell’ordine e testimonianze, riferisce che Jessica Moretti sarebbe entrata nel locale alle 22.15. Poco dopo l’1.26 avrebbe dato il via a un piccolo corteo con bottiglie di champagne decorate con fuochi d’artificio. In quel momento una cameriera, salita sulle spalle di un collega, avrebbe inavvertitamente fatto lambire le fiamme al soffitto della sala, rivestito – secondo gli inquirenti – da materiale estremamente infiammabile.

Sullo sfondo resta la questione diplomatica. Per Cornado, le accuse di pressione internazionale rientrano in una precisa strategia difensiva: «È la loro linea difensiva, probabilmente per delegittimare la Procura e forse anche per far credere che ci sia un’ingerenza di un Paese straniero e quindi a quel punto cercando di favorire la posizione dei due indagati». Il diplomatico ribadisce però che l’Italia, nelle sue parole, non chiede scorciatoie: «C’è un intero Paese, con tutte le istituzioni, dal Presidente della Repubblica, al Governo al Parlamento, che attende che venga fatta chiarezza sui fatti accaduti, chiarita la responsabilità e proposte punizioni per i colpevoli».

Domani mattina, con il nuovo interrogatorio di Jacques Moretti, l’inchiesta entra in una fase decisiva. Tra verità giudiziaria, dolore delle vittime e tensioni istituzionali, il caso di Crans-Montana continua a interrogare la giustizia svizzera e l’opinione pubblica internazionale.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori