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Cronaca
17 Gennaio 2026 - 14:03
Un normale controllo su strada, uno di quelli che rientrano nella routine quotidiana delle pattuglie, si è trasformato in un intervento di ben altra portata, con un sequestro imponente e un’indagine che ora punta a ricostruire una filiera presumibilmente illecita.
I carabinieri del Nucleo radiomobile di Asti stavano percorrendo strada Borbore, nella periferia ovest della città, quando un forte odore di bruciato ha attirato la loro attenzione. Proveniva dal cortile di un edificio privato, apparentemente anonimo. Un segnale insolito, sufficiente a far scattare un controllo immediato.
All’interno dell’area, i militari hanno notato un contenitore metallico con materiale in fase di combustione. Una scena che ha convinto la pattuglia a entrare nel cortile per approfondire. È stato in quel momento che due persone, accortesi della presenza dei carabinieri, si sono date alla fuga, correndo verso il bosco retrostante e riuscendo a far perdere le proprie tracce.
L’ispezione dell’area ha fatto emergere un quadro ben più ampio. Sotto una tettoia erano parcheggiati in modo anomalo due furgoni Iveco Daily, utilizzati come veri e propri depositi mobili. Attorno e all’interno dei mezzi erano accatastate numerose matasse di cavi e bobine di metallo, in gran parte rame, di varie dimensioni.
Una parte del materiale risultava già sguainata, segno di una lavorazione avviata, mentre un’altra quantità era pronta per essere trattata. Sul posto era infatti presente anche una macchina per la spellatura dei cavi, elemento che ha rafforzato il sospetto di un’attività organizzata e non occasionale.
All’interno di uno dei furgoni i carabinieri hanno rinvenuto ulteriori sacche piene di fili in rame, del tutto analoghi a quelli trovati all’esterno. Un accumulo consistente, privo di qualsiasi elemento identificativo, che ha immediatamente fatto scattare verifiche più approfondite.
I controlli successivi non hanno fornito chiarimenti rassicuranti. Nessuno dei soggetti collegabili al sito è stato in grado di esibire documentazione idonea a dimostrare la lecita provenienza del metallo. Un vuoto che, insieme alle modalità di stoccaggio e lavorazione, ha portato i militari ad agire senza esitazioni.
Alla luce di quanto emerso, i carabinieri hanno proceduto al sequestro dell’intero quantitativo di rame rinvenuto e di uno dei furgoni utilizzati per il trasporto e lo stoccaggio del materiale. Il bilancio finale parla di 4.060 chilogrammi di rame, un quantitativo ingente che difficilmente può essere ricondotto a una raccolta casuale o a un’attività marginale.
Le indagini sono ora in corso per risalire alla provenienza del metallo, verificare se si tratti di rame sottratto da cantieri, infrastrutture o impianti e accertare eventuali responsabilità di altri soggetti coinvolti. La fuga dei due uomini nel bosco resta uno dei punti chiave dell’inchiesta, così come la ricostruzione della rete che potrebbe ruotare attorno al traffico di metalli, un fenomeno tutt’altro che marginale e spesso legato a danni economici e infrastrutturali rilevanti.

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