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Cronaca

Aveva denunciato in tv le condizioni del carcere di Torino: il Tar dice no alla sospensione di un agente della penitenziaria

Per i giudici del Tar del Piemonte, sproporzione nella misura. L'agente aveva rilasciato un'intervista in tv

Aveva denunciato in tv le condizioni del carcere di Torino: il Tar dice no alla sospensione di un agente della penitenziaria

Aveva denunciato in tv le condizioni del carcere di Torino: il Tar dice no alla sospensione di un agente della penitenziaria (foto di repertorio)

Il Tar del Piemonte ha sospeso l’efficacia della sanzione disciplinare che aveva allontanato dal servizio per sei mesi un agente della polizia penitenziaria in forza al carcere Lorusso e Cutugno di Torino, punito dopo aver denunciato pubblicamente, in un’intervista televisiva, gravi criticità operative e organizzative all’interno dell’istituto. Una decisione destinata a far discutere, perché tocca un nodo sensibile del pubblico impiego: il confine tra doveri di riservatezza, diritto di critica e tutela di chi segnala disfunzioni del servizio pubblico.

Il provvedimento è stato adottato in sede cautelare, accogliendo l’istanza presentata dall’avvocata Maria Immacolata Amoroso, legale dell’Osapp, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria che assiste l’agente. Secondo il Tribunale amministrativo regionale, emergono infatti “gravi profili di fondatezza” nelle censure sollevate contro la sospensione, oltre a una evidente sproporzione tra i fatti contestati e la sanzione irrogata dall’amministrazione penitenziaria.

Al centro della vicenda c’è un’intervista televisiva in cui l’agente aveva raccontato, senza rendere noto il proprio nome, le difficoltà quotidiane del lavoro in carcere, tra carenze di organico, problemi di sicurezza e criticità gestionali. Un intervento che, nelle intenzioni del poliziotto, avrebbe dovuto restare anonimo. È proprio questo uno dei punti valorizzati dal Tar: nell’ordinanza si sottolinea come l’identificazione dell’agente non sia dipesa da una sua volontà, ma dalla successiva trasmissione all’amministrazione del filmato integrale da parte dell’emittente televisiva, nel quale il volto risultava visibile solo per un brevissimo istante.

I giudici amministrativi richiamano inoltre, già in questa fase cautelare, la disciplina sul whistleblowing, ritenendola applicabile al caso concreto. Un passaggio rilevante, perché riconosce la necessità di proteggere il dipendente pubblico che segnala irregolarità o disfunzioni quando lo fa nell’interesse generale. In questo quadro, il Tar richiama anche l’articolo 21 della Costituzione, che tutela la libertà di manifestazione del pensiero, sottolineando come la sanzione disciplinare rischiasse di comprimere in modo eccessivo un diritto fondamentale.

Con la stessa ordinanza, il Tribunale ha condannato il Ministero della Giustizia al pagamento delle spese legali, quantificate in mille euro, un ulteriore segnale della valutazione critica espressa nei confronti dell’operato dell’amministrazione.

Dall’Osapp arriva una lettura politica e sindacale della decisione. “Siamo soddisfatti della sentenza del Tar”, fanno sapere dal sindacato, che da tempo denuncia le condizioni di lavoro negli istituti penitenziari e le difficoltà di chi prova a portarle all’attenzione dell’opinione pubblica. L’avvocata Amoroso parla di “un’importante affermazione del principio di legalità, trasparenza e responsabilità nel pubblico impiego”, sottolineando come il provvedimento rappresenti anche “una garanzia fondamentale per la libertà e la dignità dei dipendenti pubblici”.

La sospensione della sanzione non chiude la vicenda nel merito, ma riporta al centro una questione strutturale: se e come un agente penitenziario possa raccontare all’esterno ciò che accade dentro il carcere senza temere ritorsioni disciplinari. In un contesto come quello del Lorusso e Cutugno, spesso al centro delle cronache per sovraffollamento e tensioni interne, la decisione del Tar apre uno spazio di riflessione sul ruolo di chi, dall’interno, denuncia le crepe del sistema. La parola, ora, tornerà al giudizio di merito, ma l’indicazione cautelare dei giudici è già chiara: segnalare problemi non può automaticamente tradursi in una punizione.

Il carcere delle Vallette

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