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04 Marzo 2026 - 11:23
Jet da combattimento, missili in azione, immagini di bombardamenti e la scritta “Eliminato” che appare sul volto della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Fin qui nulla di insolito nel linguaggio della propaganda militare. La sorpresa arriva dalla colonna sonora: il celebre tormentone virale dei social “Nothing beats a Jet2 holiday”.
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Il video è stato pubblicato dagli account ufficiali dell’Esercito Israeliano, che hanno scelto di accompagnare le immagini dell’attacco all’Iran con il refrain diventato popolare su TikTok e su altre piattaforme social. Nel montaggio compaiono i jet israeliani, sequenze dell’operazione militare e le immagini di Khamenei insieme ad altri leader iraniani, con la scritta “Eliminato”.
Il risultato è un prodotto che sembra costruito con le stesse logiche dei contenuti virali: ritmo veloce, immagini spettacolari e una colonna sonora immediatamente riconoscibile per chi frequenta i social.
Non è però la prima volta che un’operazione militare recente viene raccontata con il linguaggio dei meme e dei reel. Solo il giorno prima, il 3 marzo, anche la Casa Bianca aveva pubblicato un video della stessa operazione militare, intitolata “Epic Fury”, scegliendo come accompagnamento musicale un refrain che richiama la Macarena.
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Il filmato diffuso dall’amministrazione americana mostrava jet da combattimento, missili che decollano ed esplosioni riprese con un taglio cinematografico, montati con ritmo serrato e accompagnati da una musica orecchiabile. Un prodotto comunicativo che ricordava più il trailer di un videogame o di una serie televisiva che un annuncio istituzionale su un’operazione militare.
Il video della Casa Bianca ha generato migliaia di commenti online. Molti utenti hanno espresso apprezzamento per Donald Trump e per l’azione militare americana, tra applausi virtuali e slogan patriottici. Altri, invece, hanno sottolineato la stranezza della scelta musicale, definendola fuori luogo rispetto alla gravità delle immagini mostrate.
Per alcuni osservatori la colonna sonora è già diventata “la colonna sonora della guerra”. Per altri, anche tra chi approva il contenuto dell’operazione militare, il problema resta la forma: accompagnare immagini di bombardamenti con motivetti pop rischia di trasformare un’azione armata in un contenuto da intrattenimento.
Il fenomeno riflette una trasformazione più ampia della comunicazione politica e militare. Quando un’operazione bellica viene raccontata con il linguaggio dei social, il confine tra informazione istituzionale e spettacolarizzazione diventa sempre più sottile. Il montaggio veloce, la musica virale e l’estetica da trailer trasformano un evento geopolitico in un contenuto progettato per catturare l’attenzione dell’algoritmo.
In questo contesto, anche la guerra entra nel formato dei reel: pochi secondi di immagini spettacolari, un titolo epico come “Epic Fury”, una colonna sonora che richiama meme e trend. Jet e missili diventano scenografia narrativa, mentre il pubblico reagisce con like, commenti e condivisioni.
La domanda che resta sullo sfondo è sempre la stessa: quando un’operazione militare viene raccontata come un contenuto virale, quanto spazio rimane per la gravità di ciò che sta realmente accadendo?
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