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Cronaca
16 Gennaio 2026 - 12:11
Travolto da un albero durante il nubifragio, condannati due funzionari Anas per la morte del tassista Ezio Cauda
La pioggia cadeva con una violenza anomala, il vento soffiava come in una tempesta d’autunno più che in una sera d’estate. Era il 7 agosto 2022 e lungo la strada vecchia di Pino Torinese il maltempo stava già provocando allagamenti e alberi spezzati, tanto che al centralino dei vigili del fuoco arrivavano chiamate una dopo l’altra. In quel contesto, un pioppo nero di alto fusto, indebolito e malato, si è spezzato all’improvviso ed è crollato sulla carreggiata, schiacciando il taxi guidato da Ezio Cauda, 56 anni. Per lui non ci fu nulla da fare. La cliente che stava accompagnando alla stazione ferroviaria rimase illesa.
A oltre due anni da quella notte, il Tribunale di Torino ha pronunciato una sentenza che segna un punto fermo sul piano delle responsabilità. La settimana scorsa due funzionari dell’Anas sono stati condannati per omicidio colposo: un anno e otto mesi per il capo centro e responsabile della manutenzione della strada, Eugenio Vetri, e un anno e quattro mesi, con pena sospesa, per il capo nucleo Giuseppe Guglielmino. Entrambi, secondo i giudici, non avrebbero adottato le necessarie misure di controllo e manutenzione per prevenire la caduta dell’albero.
È stata invece pronunciata l’assoluzione per un terzo funzionario e per le due donne inizialmente indicate come proprietarie del terreno su cui insisteva il pioppo. Nel corso del processo è infatti emerso che l’area non era privata, ma riconducibile al demanio, circostanza che ha escluso la loro responsabilità. Gli imputati erano assistiti da un collegio difensivo articolato, composto dagli avvocati Enrico Girardi, Maria Grazia Pellerino, Giulio Calosso, Matteo Bonatti e Paolo Ciccarelli.
I due funzionari condannati, in solido con Anas, chiamata in causa come responsabile civile dalla famiglia di Cauda, dovranno ora affrontare un procedimento separato per il risarcimento del danno. Nell’immediato, il tribunale ha disposto il pagamento di una provvisionale complessiva di 310 mila euro a favore dei familiari della vittima. Un primo riconoscimento economico che, pur non colmando una perdita irreparabile, rappresenta per la famiglia un passaggio importante nel lungo percorso giudiziario.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, sostenuta dalla Procura di Torino, l’albero che ha causato la morte di Cauda presentava da tempo segnali di pericolosità. Il pioppo, alto circa 25 metri e con una base di 89 centimetri di diametro, si trovava a meno di un metro dal confine stradale, risultava lievemente inclinato verso la carreggiata ed era già spiombato. Elementi che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero imposto controlli più approfonditi e un intervento di rimozione prima che si trasformasse in una minaccia per gli automobilisti.
La difesa aveva invece sostenuto che i segni di sofferenza non fossero così evidenti e che la pianta, pur malata alla base, risultasse ancora in vita al momento del crollo. Una tesi che non ha convinto i giudici, i quali hanno ritenuto che l’assenza di adeguata manutenzione abbia avuto un ruolo determinante nell’evento mortale. Per la Procura, se l’albero fosse stato sottoposto a controlli regolari e a interventi preventivi, la tragedia non si sarebbe verificata, nemmeno in presenza di un nubifragio particolarmente violento.
La morte di Ezio Cauda ha colpito profondamente la comunità di Borgaro, dove l’uomo viveva con la moglie Marzia e i figli Alessandro e Roberta, entrambi adolescenti all’epoca dei fatti. Originario del quartiere torinese di Mirafiori, Cauda aveva un percorso professionale variegato. Dopo il diploma all’istituto Bodoni, aveva lavorato per anni come tecnico di produzione video, prima di scegliere, negli ultimi tempi, la professione di tassista, un’attività che gli permetteva una maggiore flessibilità e più tempo per coltivare la sua più grande passione: la musica.
Chi lo conosceva lo ricorda come una persona riservata, generosa, sempre disponibile. La chitarra era una presenza costante nella sua vita, un linguaggio quotidiano che lo accompagnava da decenni. Aveva suonato in diverse formazioni, esibendosi in Italia e all’estero, senza mai inseguire carriere che lo avrebbero allontanato dalla famiglia. Una scelta di equilibrio, che racconta molto del suo carattere e delle sue priorità.
La sentenza non restituisce ciò che quella sera d’agosto è stato spezzato insieme all’albero, ma riconosce che la morte di Cauda non è stata una fatalità imprevedibile. È il risultato di una catena di omissioni, in cui la gestione del patrimonio arboreo lungo le strade pubbliche si è rivelata insufficiente. Un tema che va oltre il singolo processo e interroga la responsabilità degli enti preposti alla manutenzione, soprattutto in un contesto climatico sempre più segnato da eventi estremi.
Ora il procedimento civile per il risarcimento completo è ancora da scrivere. Ma per la famiglia di Ezio Cauda, e per una comunità che quella notte ha perso un uomo stimato e conosciuto, la decisione del tribunale rappresenta almeno un punto di verità giudiziaria su una tragedia che non avrebbe dovuto accadere.
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