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Dossieraggi e ombre sullo Stato: l’Antimafia parla di sistema inquietante e scoppia lo scontro politico

La bozza di relazione accusa gravi anomalie, la maggioranza punta De Raho che replica: “Calunnie”

Un’ombra lunga sulle istituzioni: dossieraggi, accuse e un sistema che preoccupa

Un’ombra lunga sulle istituzioni: dossieraggi, accuse e un sistema che preoccupa (foto di repertorio)

Uno scenario definito «particolarmente inquietante», una «vera e propria patologia» dei meccanismi di accesso e controllo alle banche dati, aggravata da una diffusa «opacità istituzionale». È il quadro tracciato dalla Commissione parlamentare antimafia nella bozza di relazione sul caso dei dossieraggi che coinvolge l’ex finanziere Pasquale Striano, una vicenda che viene descritta non come una somma di episodi isolati, ma come «un vero e proprio sistema» segnato da gravi anomalie.

L’allarme è contenuto nell’analisi presentata dalla presidente della Commissione, Chiara Colosimo, che ha sottoposto il documento all’ufficio di presidenza. I commissari avranno quindici giorni per esaminare la bozza, che tornerà poi in ufficio di presidenza per la discussione e successivamente sarà sottoposta al voto della Commissione in seduta plenaria. La relazione, composta da 187 pagine, si fonda sull’esame di un’enorme mole di atti: circa 66mila pagine solo dalla Procura di Roma, oltre alle numerose audizioni svolte a palazzo San Macuto.

Ancora prima di essere votata, la bozza ha però già riacceso uno scontro politico durissimo all’interno della Commissione. I partiti di maggioranza puntano il dito contro Federico Cafiero De Raho, deputato del Movimento 5 Stelle, componente dell’Antimafia ed ex Procuratore nazionale antimafia, al quale nelle conclusioni della relazione di maggioranza verrebbero attribuite responsabilità sulla vicenda. Un’accusa che De Raho respinge con fermezza: «È una macchinazione ai miei danni, molto grave. Gli accessi di Striano sulla maggioranza sono avvenuti quando io ero andato via da mesi dalla Direzione nazionale antimafia».

FEDERICO CAFIERO DE RAHO 

La Commissione aveva acceso un faro sugli accessi abusivi alle banche dati della Direzione nazionale antimafia già nel 2023, in relazione a un’indagine che vede indagati, tra gli altri, Pasquale Striano e l’ex sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo Antonio Laudati. Le indagini giudiziarie, però, erano partite ancora prima, nell’ottobre 2022, quando il ministro della Difesa Guido Crosetto denunciò la pubblicazione su organi di stampa nazionali di informazioni dettagliate sulla sua posizione contributiva, fiscale e patrimoniale. Su questo fronte la Procura di Roma potrebbe avanzare nelle prossime settimane la richiesta di rinvio a giudizio, dopo aver chiuso l’inchiesta oltre due mesi fa.

Nel frattempo sono emersi numeri che hanno alimentato la definizione di “sistema Striano”: 648 gigabyte di materiale scaricato dalle banche dati relative a vip e politici, 30mila ricerche e 349mila download effettuati solo dal computer dell’ex finanziere. Dati che, secondo la maggioranza, dimostrerebbero falle strutturali nei controlli.

«Se i meccanismi di controllo interni non funzionano, allora lo Stato si espone a vulnerabilità gravissime», sostiene Alessandro Cattaneo, deputato di Forza Italia e responsabile dei dipartimenti del partito, che insieme ad altri esponenti forzisti accusa direttamente De Raho: «Non è una figura “estranea” a questa vicenda: le sue responsabilità sono pesantissime». Sulla stessa linea il deputato della Lega Andrea Crippa, che aggiunge: «La Lega è stata la più spiata».

ALESSANDRO CATTANEO 

Dall’opposizione arriva però una risposta durissima. Per il capogruppo M5s in Commissione Antimafia Luigi Nave e per il deputato Michele Gubitosa, «la relazione di maggioranza sul caso Striano e il coro calunnioso del centrodestra sono un’indegna raccolta di bugie sfacciate e consapevoli, una vergognosa macchinazione contro De Raho, la cui colpa è quella di essere un esponente delle opposizioni che da decenni è in prima linea contro le mafie e ogni forma di malaffare». Anche dal Pd si parla di strumentalizzazione politica. Il senatore Walter Verini, capogruppo dem in Antimafia, afferma: «La bozza viene già usata dai gruppi della destra con i consueti e strumentali metodi».

Nel dibattito interviene anche Italia Viva. Secondo la capogruppo al Senato Raffaella Paita, membro della Commissione, «il sistema Striano nasce contro Matteo Renzi, persona fisica e leader politico, per distruggerne la reputazione». Una tesi rilanciata dallo stesso Matteo Renzi, che parla apertamente di uno scandalo istituzionale: «Gli elementi messi nero su bianco dalla commissione sono allucinanti. Mi riservo di agire nelle prossime settimane in tutte le sedi e mi domando come sia possibile che l'opinione pubblica non reagisca davanti a una vicenda così. Qui io sono parte lesa ma soprattutto è lesa la dignità e la credibilità delle Istituzioni».

MATTEO RENZI

Mentre la Commissione si prepara a discutere e votare la relazione, la bozza ha già prodotto un effetto politico dirompente, trasformando l’inchiesta sui dossieraggi in un nuovo terreno di scontro tra maggioranza e opposizioni, con accuse incrociate che chiamano in causa non solo singole responsabilità, ma il funzionamento stesso dello Stato.

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