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Cronaca
09 Gennaio 2026 - 14:27
Un albero non controllato, una morte evitabile: due condanne per il tassista ucciso dal pioppo sulla collina di Torino (immagine di repertorio)
Un temporale estivo, una strada della collina torinese e un pioppo che cede improvvisamente, schiantandosi su un’auto in transito. Così, nell’agosto del 2022, perse la vita Enzo Cauda, tassista di 56 anni, travolto dall’albero mentre era al volante. A distanza di oltre tre anni, il Tribunale di Torino ha scritto una prima parola definitiva su quella tragedia, riconoscendo responsabilità precise e pronunciando due condanne per omicidio colposo.
Nella giornata di oggi i giudici hanno condannato due funzionari dell’Anas a un anno e otto mesi e un anno e quattro mesi di reclusione, con pena sospesa. È stata invece disposta l’assoluzione per un terzo funzionario e per due donne inizialmente ritenute proprietarie del terreno sul quale sorgeva il pioppo. Nel corso del processo, infatti, è emerso che l’area non era privata, ma riconducibile al demanio, chiarendo definitivamente la titolarità e le competenze sulla gestione dell’albero.
Il procedimento ha ruotato attorno a un nodo centrale: la manutenzione e il controllo del patrimonio arboreo lungo una strada di competenza pubblica. Secondo l’accusa, il pioppo che si abbatté sull’auto di Cauda presentava criticità tali da rendere prevedibile il rischio di cedimento, soprattutto in condizioni meteorologiche avverse. Un rischio che, secondo i giudici, non sarebbe stato adeguatamente valutato né prevenuto.
Le due condanne comportano anche conseguenze sul piano civile. I funzionari condannati, in solido con l’Anas, chiamata in causa come responsabile civile, dovranno risarcire i familiari di Enzo Cauda in un separato giudizio civile. Nell’immediato, il tribunale ha disposto il pagamento di provvisionali per un totale di 310 mila euro, una somma che rappresenta un primo riconoscimento del danno subito dai congiunti della vittima.

Enzo Cauda
Un passaggio che i legali della famiglia hanno accolto con cauta soddisfazione. «Per ora siamo soddisfatti», ha dichiarato l’avvocato Fabio Ghiberti, uno dei difensori di parte civile, sottolineando come la sentenza rappresenti un punto fermo importante nel riconoscimento delle responsabilità, pur non potendo restituire la vita a chi l’ha persa.
La morte di Enzo Cauda aveva profondamente colpito la città, non solo per la dinamica drammatica, ma per ciò che simbolicamente rappresentava: un lavoratore ucciso mentre svolgeva il proprio mestiere, vittima di un evento che la magistratura ha ritenuto non imprevedibile. Il processo ha riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza delle infrastrutture viarie e della gestione degli alberi ad alto fusto lungo le strade, soprattutto in un contesto climatico sempre più segnato da fenomeni intensi e improvvisi.
La sentenza di oggi non chiude definitivamente la vicenda, che proseguirà sul piano risarcitorio, ma fissa un principio chiaro: quando la manutenzione manca o è inadeguata, anche un evento naturale come un temporale può trasformarsi in una tragedia con precise responsabilità umane. Un principio che pesa come un monito per gli enti gestori e che, nelle aule di giustizia, ha trovato una prima risposta nel nome di Enzo Cauda.
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