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Cronaca
15 Gennaio 2026 - 21:02
Dopo trent’anni il verdetto, Annalucia Cecere e l’ombra dell’omicidio Cella
Annalucia Cecere è stata condannata in primo grado a 24 anni di carcere per l’omicidio di Nada Cella, avvenuto trent’anni fa a Chiavari. Una sentenza attesa, discussa, ma che irrompe comunque come un colpo secco nella quiete della frazione Mellana, tra Cuneo e Boves, dove la donna vive da anni, lontana dai riflettori e dalle cronache.
Raggiungerla è impossibile. Nessuna dichiarazione, nessun commento, nessuna apparizione pubblica. Sulla strada che conduce alla villetta di famiglia, l’unico momento di tensione è rappresentato dall’intervento del marito e del figlio. Giornalisti, operatori e fotografi vengono respinti con forza, spintonati, le telecamere strattonate. Poi, di nuovo, il silenzio. Un episodio isolato che rompe per pochi minuti una calma che, secondo chi vive nella zona, è sempre stata la cifra di quella casa.
Qui, nella frazione Mellana, Annalucia Cecere si è trasferita poco dopo il delitto di Nada Cella, lasciando Chiavari. Un luogo defilato, poche abitazioni, passaggi rari. I residenti parlano poco, evitano domande, preferiscono non esporsi. In molti ammettono di conoscerla appena, altri la descrivono come una presenza riservata, quasi invisibile, ma dal carattere difficile.
Negli anni Cecere ha lavorato come maestra elementare in diverse scuole della provincia di Cuneo. Un impiego durato poco. Il rapporto con l’insegnamento si è interrotto con un licenziamento per motivi disciplinari, dettaglio emerso nel tempo ma mai accompagnato da spiegazioni pubbliche. Dopo quella fase, la donna ha svolto lavori saltuari, fino a diventare badante. A essere più noto in paese è sempre stato il marito, titolare di una ditta di escavazioni, figura più esposta e riconoscibile.
Di Annalucia Cecere, invece, non esistono fotografie recenti, né interviste. In trent’anni ha scelto il silenzio, mantenuto anche durante il processo. Non si è mai presentata in aula a Genova, neppure per ascoltare le accuse che la indicavano come responsabile dell’omicidio di Nada Cella, uccisa – secondo l’impianto accusatorio – per gelosia nei confronti del commercialista Marco Soracco.
L’unica traccia pubblica attribuita a Cecere negli ultimi anni sono i messaggi minatori inviati alla criminologa che nel 2021 ha contribuito alla riapertura del caso, dando nuovo impulso alle indagini su un delitto rimasto per decenni senza colpevoli.
Anche la sentenza, pronunciata dal tribunale di Genova, Annalucia Cecere l’ha attesa lontano dall’aula, chiusa nella sua casa tra i campi. È lì che il verdetto l’ha raggiunta, ponendo fine al primo capitolo giudiziario di una vicenda che ha attraversato tre decenni di cronaca italiana e che ora, dopo trent’anni, ha un nome e una condanna.

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