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Cronaca

Mercatino abusivo sotto gli occhi di tutti e nessun controllo: a Barriera di Milano la legalità sembra facoltativa

In corso Giulio Cesare, all’angolo con via Volpiano, l’usato irregolare continua sotto gli occhi dei residenti mentre cresce la polemica sull’assenza di controlli

Mercatino abusivo sotto gli occhi di tutti

Mercatino abusivo sotto gli occhi di tutti e nessun controllo: a Barriera di Milano la legalità sembra facoltativa

Il mercatino abusivo dell’usato continua a occupare, senza interruzioni apparenti, una porzione di corso Giulio Cesare, all’angolo con via Volpiano, nel quartiere Barriera di Milano. Il luogo è il giardino pubblico conosciuto come Le Tre Lanterne, uno spazio verde che da anni, secondo le segnalazioni, sarebbe diventato punto di riferimento per un’attività commerciale irregolare svolta all’aperto, alla luce del sole.

Non si tratta di un episodio isolato o di una presenza occasionale. La situazione viene descritta come cronica, più volte denunciata nel tempo, senza che ciò abbia prodotto un cambiamento stabile. Bancarelle improvvisate, oggetti disposti a terra, scambi di merce che avvengono quotidianamente all’interno dell’area verde, trasformata di fatto in un mercato parallelo. Un fenomeno che, secondo chi vive e frequenta la zona, incide sul decoro urbano, ma anche sulla percezione di sicurezza.

Nel corso degli anni, riferiscono i residenti e gli esponenti politici che seguono il caso, in quell’area sarebbe stata recuperata merce di dubbia provenienza, insieme a armi da taglio, mazze e altri oggetti potenzialmente pericolosi. Elementi che hanno alimentato la preoccupazione e rafforzato la richiesta di interventi strutturali, non solo sporadici blitz.

La segnalazione più recente risale alla mattinata di oggi, quando il capogruppo di Fratelli d’Italia ha contattato telefonicamente la polizia locale, inviando successivamente anche una mail corredata da documentazione fotografica, per chiedere un intervento immediato volto a far cessare l’attività irregolare. Un’azione definita tempestiva, proprio per evitare che l’ennesima giornata si chiudesse senza controlli.

Il punto, però, è ciò che non è accaduto dopo la segnalazione. A distanza di ore, secondo quanto riferito, nessuna pattuglia della polizia locale sarebbe passata nell’area del giardino. Nessun sopralluogo, nessun intervento visibile, nessun segnale concreto di risposta. Da qui la polemica, che non riguarda solo l’episodio odierno, ma una gestione ritenuta insufficiente di un problema che si trascina da anni.

La domanda che viene posta è tanto semplice quanto pesante: possibile che un’area pubblica, nel cuore di un quartiere complesso come Barriera di Milano, possa essere occupata in modo sistematico da un mercatino abusivo senza che nessuno intervenga? Possibile che ciò che avviene quotidianamente sotto gli occhi dei cittadini resti invisibile a chi è chiamato a vigilare?

Il riferimento all’origine magrebina di molti degli individui presenti viene inserito nella denuncia come elemento descrittivo, ma il nodo centrale resta la legalità dell’attività, non l’identità di chi la esercita. Il problema, sottolineano i residenti, è che l’assenza di controlli alimenta un senso di impunità e contribuisce a rendere ordinaria una situazione che ordinaria non dovrebbe essere.

Barriera di Milano è da tempo uno dei quartieri più attenzionati sul fronte della sicurezza urbana. Interventi, annunci, piani straordinari si sono susseguiti negli anni, ma casi come quello del giardino Le Tre Lanterne mostrano una distanza evidente tra le dichiarazioni e la realtà quotidiana. Una distanza che pesa soprattutto su chi vive il territorio ogni giorno, tra segnalazioni ripetute e risposte che tardano ad arrivare.

Il mercatino abusivo, oltre a rappresentare una violazione delle regole, è percepito come un simbolo di abbandono istituzionale. Un segnale che, se non contrastato con continuità, rischia di consolidarsi e di diventare parte integrante del paesaggio urbano, con conseguenze difficili da invertire.

La richiesta che emerge è chiara: presenza costante, controlli regolari, interventi che non si limitino all’emergenza o alla singola operazione. Perché il problema, in corso Giulio Cesare, non è nuovo. Ed è proprio questa ripetizione a rendere il silenzio ancora più assordante.

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