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Cronaca
08 Gennaio 2026 - 13:59
Don Alì chiede perizia psichiatrica e rito abbreviato: il "Re dei maranza" di Torino verso il processo
Milioni di visualizzazioni, provocazioni ostentate e intimidazioni trasformate in spettacolo. Poi l’arresto, il carcere e un processo ormai alle porte. La parabola di Don Alì, al secolo Alì Said, noto sui social come il “Re dei maranza”, si chiude – almeno per ora – lontano da TikTok e dentro un’aula di giustizia, diventando lo specchio di un’epoca in cui la notorietà online si scontra con i confini della legge e con le conseguenze reali sulle persone coinvolte.
Nei suoi video, diventati virali in poco tempo, Don Alì si mostrava mentre intimidiva passanti e provocava apertamente le forze dell’ordine. Un copione ripetuto che gli aveva garantito una popolarità rapida e controversa, con contenuti visualizzati milioni di volte. Oggi quel profilo non esiste più: l’account TikTok è stato cancellato e i video non sono più accessibili, segnando una brusca interruzione di quella stagione di esposizione mediatica.
Il fascicolo giudiziario che lo riguarda nasce però da un episodio preciso, avvenuto poco prima dell’arresto. Alì Said aveva minacciato un maestro di una scuola elementare, accusandolo pubblicamente di aver molestato un bambino. Un’accusa gravissima che ha portato al rinvio a giudizio con le ipotesi di reato di atti persecutori (stalking) e diffamazione. La vicenda coinvolge una scuola di suore nel quartiere Barriera di Milano, a Torino, e resta coperta dalla presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Dal carcere, dove si trova detenuto dal mese di novembre, Alì Said ha deciso di mettere in discussione la propria capacità di intendere e di volere, chiedendo al giudice di essere sottoposto a perizia psichiatrica. Parallelamente, la difesa ha avanzato richiesta di rito abbreviato, una scelta processuale che, in caso di condanna, comporterebbe una riduzione della pena di un terzo. Il reato di stalking, contestato nel procedimento, prevede in astratto una pena fino a sei anni di reclusione. Si tratta di strumenti previsti dall’ordinamento che ora dovranno essere valutati dal giudice e che potrebbero incidere in modo significativo sull’esito del processo.

Sul fronte delle parti civili, gli avvocati che assistono il maestro minacciato e l’istituto religioso mantengono una linea di estrema cautela, limitandosi a una dichiarazione stringata: «Attendiamo la decisione del giudice». Una frase che fotografa l’attesa per le prossime mosse processuali, mentre la chiusura dei canali social del “Re dei maranza” assume un valore simbolico, segnando il passaggio dalle provocazioni online alle responsabilità in tribunale.
Dopo una prima detenzione a Torino, Don Alì è stato trasferito da alcune settimane nel carcere di Aosta. La prossima udienza, chiamata a pronunciarsi sulle istanze di perizia psichiatrica e rito abbreviato, rappresenterà un passaggio decisivo. Sullo sfondo resta una domanda che va oltre il singolo caso giudiziario: fino a che punto la spettacolarizzazione del conflitto sui social può spingersi senza superare la soglia del reato e senza colpire persone e comunità reali, che nulla hanno a che fare con la ricerca di visibilità online.
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