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Cronaca
08 Gennaio 2026 - 14:44
Mara Favro, il 14 gennaio il tribunale decide se chiudere il caso che ha scosso la Valle di Susa
Non è ancora l’ultima parola, ma potrebbe diventarlo. Il 14 gennaio, davanti al tribunale di Torino, si discuterà la richiesta di archiviazione del caso di Mara Favro, la donna scomparsa in Valle di Susa tra il 7 e l’8 marzo 2024 e ritrovata un anno dopo senza vita, in fondo a un dirupo. L’udienza si terrà a porte chiuse e avrà come oggetto la richiesta dei familiari di svolgere nuove indagini, in opposizione alla decisione della Procura di chiudere il fascicolo ritenendo più probabile l’ipotesi del suicidio.
Una vicenda che, fin dall’inizio, ha lasciato dietro di sé interrogativi, attese, silenzi e una lunga scia di dolore, trasformandosi in uno dei casi più delicati e discussi degli ultimi anni sul territorio.
Mara Favro era una donna residente in Valle di Susa. La sua scomparsa risale alla notte tra il 7 e l’8 marzo 2024. Da quel momento si erano attivate le ricerche, con il coinvolgimento delle forze dell’ordine e dei soccorritori, ma senza esito immediato. Per mesi di lei non si era saputo più nulla. Nessun contatto, nessuna traccia certa, nessun avvistamento confermato.
Il ritrovamento del corpo è avvenuto circa un anno dopo, in una zona impervia: un dirupo, non distante dall’area della scomparsa. Un epilogo tragico che non ha però chiuso il caso, ma anzi ha aperto una nuova fase, ancora più complessa, fatta di accertamenti, perizie e valutazioni investigative.

Mara Favro
Le indagini, condotte dai carabinieri, hanno portato la Procura di Torino a ritenere prevalente l’ipotesi del suicidio, tanto da avanzare una richiesta formale di archiviazione del procedimento. Una conclusione che però non ha convinto i familiari di Mara Favro, che hanno deciso di opporsi.
Attraverso il loro legale, l’avvocato Roberto Saraniti, la famiglia ha depositato una istanza di opposizione all’archiviazione, indicando una serie di possibili approfondimenti investigativi che, a loro giudizio, non sarebbero stati esplorati in modo sufficiente. Non si tratta solo di una battaglia giuridica, ma del tentativo di ottenere risposte complete su una morte che, per chi conosceva Mara, resta avvolta da troppe zone d’ombra.
L’udienza del 14 gennaio rappresenta dunque un passaggio cruciale. Il giudice dovrà valutare se accogliere la richiesta della Procura e archiviare definitivamente il caso, oppure se disporre nuove indagini, riaprendo di fatto il fascicolo. Una decisione che avrà un peso determinante non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello umano, per una famiglia che da quasi due anni vive sospesa tra attesa e dolore.
Il fatto che l’udienza si svolga a porte chiuse sottolinea la delicatezza del procedimento, che coinvolge aspetti personali, familiari e investigativi di estrema sensibilità. Al centro non c’è soltanto la qualificazione giuridica della morte, ma la ricostruzione di ciò che è accaduto nelle ultime ore di vita di Mara Favro, in quella notte di marzo che ha segnato uno spartiacque irreversibile.
Nel frattempo, il caso continua a essere seguito con attenzione anche fuori dalle aule giudiziarie. La scomparsa improvvisa, il lungo silenzio durato mesi e il ritrovamento del corpo in un contesto naturale difficile hanno alimentato interrogativi che vanno oltre le conclusioni tecniche, toccando il tema più ampio della tutela delle persone vulnerabili e della necessità di indagini approfondite quando una vicenda presenta profili complessi.
Il 14 gennaio non sarà un processo, né una sentenza. Sarà però il momento in cui il tribunale dovrà decidere se la storia di Mara Favro può essere archiviata come un tragico gesto volontario o se, al contrario, merita ulteriori verifiche per chiarire fino in fondo cosa sia realmente accaduto. Per la famiglia, e per chi ha seguito il caso fin dall’inizio, quella data rappresenta molto più di un passaggio procedurale: è la speranza che nessuna domanda resti senza risposta.
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