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Cronaca

Tragedia di Capodanno al Constellation: il bilancio continua a salire, l’angoscia per i dispersi cresce

40 morti, 121 feriti e 6 italiani ancora dispersi: la rabbia delle famiglie e l’angoscia per la mancanza di risposte concrete

Crans-Montana, l’attesa che non finisce: cresce il numero dei feriti italiani. Un morto

Crans-Montana, l’attesa che non finisce: cresce il numero dei feriti italiani. Un morto

La tragedia di Capodanno a Crans-Montana continua a gettare una lunga ombra su famiglie e comunità, con il bilancio delle vittime che continua a salire di ora in ora. Un incendio devastante ha colpito il disco bar Le Constellation nella notte di Capodanno, lasciando dietro di sé un saldo di 40 vittime e 121 feriti, di cui 5 non ancora identificati. Le autorità svizzere stanno lavorando alacremente per identificare le vittime e fare chiarezza sulle cause di quella che, secondo molti, è una tragedia che non doveva accadere.

Se il numero delle vittime italiane è salito a 14, con 9 feriti già rimpatriati, il peso maggiore dell'angoscia è caduto sulle famiglie dei dispersi, che attendono ancora risposte definitive. Tra questi, ci sono sei italiani che risultano ancora senza un’identità certa. Le famiglie vivono in un limbo di attesa, tra speranze che si spengono lentamente e un senso di impotenza che cresce di minuto in minuto. Tra loro, la famiglia di Giovanni Tamburi, 16 anni, di Bologna, il cui destino resta avvolto nell’incertezza. Carla Masiello, la madre, ha lanciato oggi un appello che rispecchia il dolore di tanti altri genitori: «Siamo sospesi tra speranza e paura. Non possiamo continuare a vivere così».

Nel frattempo, il lavoro di identificazione delle vittime prosegue. Come sottolineato dall’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, le procedure di identificazione, condotte congiuntamente dalle autorità italiane, svizzere e israeliane, proseguiranno nei prossimi giorni, con un forte impegno da parte dei team di esperti. Gli esami del DNA si stanno rivelando fondamentali per fare chiarezza e restituire i corpi alle famiglie. Alcuni dei corpi sono già stati identificati e restituiti alle famiglie, ma per altri ci vorrà più tempo.

Al momento, otto vittime sono state ufficialmente riconosciute, tutte di nazionalità svizzera. Tra queste, ci sono quattro ragazze di età compresa tra i 16 e i 24 anni, e quattro ragazzi tra i 16 e i 21 anni. I corpi sono già stati restituiti ai parenti, ma per i sei italiani ancora dispersi, il dolore e la speranza sono sempre più difficili da gestire.

L'incendio ha avuto un impatto devastante sui giovani. In particolare, il liceo scientifico Virgilio di Milano sta vivendo ore di angoscia per i suoi studenti coinvolti nell’incendio. Sofia, Francesca, Leonardo e Kean sono i quattro ragazzi della scuola rimasti coinvolti, due dei quali già rimpatriati in condizioni critiche. Francesca e Sofia sono state trasportate all'ospedale Niguarda di Milano grazie a un elicottero della Protezione Civile Valle d'Aosta.

L’Italia ha risposto tempestivamente, con il Consolato Generale di Ginevra che ha attivato un'unità di crisi presso il centro congressi Le Régent a Crans-Montana. La Farnesina, tramite l’ambasciatore Cornado, è costantemente in contatto con le famiglie dei feriti e dei dispersi. L’intervento della Protezione Civile è stato cruciale, con il supporto di medici e psicologi che hanno accompagnato i feriti durante il loro ricovero, ma anche con il fondamentale supporto psicologico per le famiglie.

Un aspetto che non può essere dimenticato di questa tragedia è la straordinaria solidarietà e il coraggio di molti giovani che, nonostante il panico, sono corsi in aiuto delle persone ferite. Un esempio di eroismo è rappresentato da Gianni Campolo, 19enne di Ginevra, che insieme al padre ha subito aiutato a evacuare i feriti. La sua testimonianza è carica di dolore e rabbia: «Se ci fosse stata un’altra via di uscita aperta, ci sarebbero stati meno morti», ha dichiarato emozionato. La sua è u

na voce che chiede risposte, che chiede giustizia, per evitare che un dramma del genere possa mai più accadere.

Il nodo della sicurezza è emerso come uno degli aspetti più dolorosi della tragedia. Gianni Campolo e altri testimoni hanno denunciato l'assenza di porte di sicurezza e di uscite di emergenza adeguate, che avrebbero potuto ridurre i danni e il numero di vittime. La rabbia per queste mancanze si somma al dolore per la perdita dei giovani, ma anche a un bisogno di risposte concrete. Il rischio di una tragedia simile poteva essere evitato con misure di sicurezza più efficaci e tempestive.

Paolo Campolo è intervenuto salvando molti giovani

Il bilancio della strage di Capodanno continua a evolversi e la paura che emergano ulteriori vittime è palpabile. Le autorità svizzere, italiane e israeliane stanno lavorando senza sosta, ma il dolore delle famiglie e la rabbia per la gestione di una tragedia che non doveva accadere sono sentimenti che non si placano facilmente. La domanda che aleggia nell'aria è se una tragedia del genere fosse evitabile e chi deve prendersi la responsabilità di quanto accaduto.

La commozione e la solidarietà continuano a essere il filo conduttore di queste ore difficili, ma la ricerca della giustizia e della verità è un imperativo che non può aspettare. Chi ha perso una figlia, un figlio, un amico, non può e non deve rimanere senza risposte.

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