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03 Gennaio 2026 - 11:53
Crans-Montana, l’attesa che non finisce: cresce il numero dei feriti italiani. Un morto
La notte di Capodanno a Crans-Montana continua a non finire. Non finisce per chi è rimasto intrappolato tra fumo e fuoco nel locale Constellation, non finisce per chi è sopravvissuto con ustioni e traumi gravissimi, non finisce soprattutto per le famiglie che aspettano un nome, una conferma, una telefonata che metta fine all’incertezza.
Il bilancio, aggiornato nelle ultime ore dalle autorità svizzere, parla di 40 persone decedute e 121 feriti, cinque dei quali non ancora identificati. Solo quattro vittime sono state ufficialmente riconosciute e già restituite alle famiglie. Tutto il resto è ancora sospeso. “Le procedure di identificazione andranno avanti e si concluderanno in gran parte tra oggi e domani, mentre l’identificazione di alcune vittime richiederà più tempo”, ha spiegato l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, delineando uno scenario fatto di attese dolorose e tempi tecnici che sembrano interminabili a chi, dall’altra parte, aspetta risposte.
Per quanto riguarda l’Italia, il quadro resta drammatico. Sono 14 i feriti italiani, uno in più rispetto a quanto comunicato inizialmente, mentre restano sei i dispersi. Un numero che non cambia, e che pesa come un macigno. Nomi, volti, storie che per ora non hanno ancora una collocazione definitiva tra i feriti e le vittime.
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L’unica certezza, al momento, è un nome: Emanuele Galeppini. Giovane, 16 anni, promessa del golf italiano, cresciuto tra l’Italia e l’estero, la sua morte è stata la prima a essere ufficialmente confermata tra le vittime italiane. Una notizia arrivata come un colpo secco, che ha trasformato la speranza in lutto e ha dato un volto preciso alla tragedia.
Accanto a lui, restano i nomi dei dispersi, giovani anche loro, poco più che adolescenti, partiti per festeggiare l’inizio di un nuovo anno e rimasti intrappolati in una notte che si è trasformata in incubo. Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giuliano Biasini. Nomi che circolano tra comunicati, appelli delle famiglie, liste ufficiose. Nomi che, fino a una conferma ufficiale, restano sospesi in una zona grigia fatta di attesa e angoscia.
L’incendio al Constellation, secondo le prime ricostruzioni investigative, si sarebbe propagato in pochi istanti, alimentato da materiali infiammabili presenti nel controsoffitto. Una dinamica rapidissima, che avrebbe reso difficilissima la fuga per molte delle persone presenti nel locale, affollato per i festeggiamenti di Capodanno. Su responsabilità, controlli di sicurezza e rispetto delle normative, l’inchiesta delle autorità elvetiche è appena all’inizio.
Nel frattempo, mentre la macchina dell’identificazione procede lentamente, c’è chi lavora lontano dai riflettori per sostenere famiglie e connazionali coinvolti. A Crans-Montana è presente anche la Regione Piemonte, con una squadra di volontari del Coordinamento regionale provenienti da Verbania, impegnata nell’assistenza logistica e organizzativa: supporto per gli spostamenti, alloggi, necessità quotidiane di chi è stato travolto dalla tragedia e si ritrova improvvisamente in un Paese straniero, senza punti di riferimento.
Su richiesta del Dipartimento nazionale della Protezione civile è stato inoltre attivato il modulo Tast – Team di assistenza tecnica e supporto – della Protezione civile regionale. Una struttura operativa specializzata, certificata per interventi di emergenza anche internazionali, composta da volontari e professionisti piemontesi, parte integrante della Colonna mobile regionale. Un lavoro silenzioso, fatto di coordinamento, logistica, presenza costante.
“Fin dai momenti immediatamente successivi alla tragedia di Capodanno abbiamo offerto la nostra disponibilità a collaborare con le attività di soccorso sanitario e di assistenza”, commentano Alberto Cirio e Marco Gabusi, presidente della Regione e assessore alla Protezione civile. “Abbiamo messo a disposizione anche il nostro sistema di Protezione civile, forte dell’esperienza maturata in tante missioni internazionali, e ringraziamo i volontari che stanno svolgendo la loro preziosa e importante funzione nella cittadina svizzera”.
Parole misurate, come deve essere in questi casi. Perché a Crans-Montana, oggi, non servono proclami. Servono certezze, nomi, verità. Servono risposte per chi è ancora sospeso tra la speranza e il dolore. E serve tempo, anche se è la cosa che chi aspetta ha meno voglia di concedere. Insomma, la tragedia non è ancora finita. E per molti, purtroppo, deve ancora cominciare davvero.
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