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Cronaca
02 Gennaio 2026 - 19:47
La notizia è arrivata senza preavviso, come succede solo alle cose che fanno più male: Fabio Bussani è morto a 56 anni, portato via da un male improvviso che non ha lasciato tempo né spiegazioni. In poche ore Venaria si è ritrovata a fare i conti con un vuoto che attraversa la scuola, le famiglie, gli studenti, e che lascia sgomenti proprio perché inatteso.
Bussani era un professore conosciuto e stimato, uno di quelli che non si limitano a insegnare una materia ma accompagnano le persone. Un insegnante che sapeva tenere insieme competenza, umanità e passione, capace di parlare ai ragazzi non solo di programmi scolastici ma di rispetto, impegno, gioco di squadra. Valori concreti, vissuti prima ancora che spiegati.
A dare la notizia è stato il sindaco Fabio Giulivi, che sui social ha scelto parole misurate ma cariche di dolore. «Un inizio anno davvero triste. La nostra comunità è stata nuovamente colpita da un lutto improvviso e doloroso che ha scosso profondamente il mondo della scuola», ha scritto, restituendo il senso di uno smarrimento collettivo che va oltre la dimensione privata.
Nel suo messaggio, Giulivi ha voluto ricordare Bussani come insegnante stimato, punto di riferimento umano e professionale, uomo di sport, sottolineando la capacità di trasmettere ai ragazzi non solo conoscenze ma valori fondamentali. Parole che trovano riscontro nei racconti di chi lo ha conosciuto tra i banchi, nei corridoi, nelle palestre, nei momenti informali che spesso contano più delle lezioni.
Ma questa volta il dolore non resta confinato al ruolo istituzionale. «Come genitore, e padre di due dei suoi studenti della Lessona, sento questo dolore in modo ancora più profondo e personale», ha aggiunto il sindaco. Una frase che rompe la distanza, che racconta come questa morte entri nelle case e nelle famiglie, che tocchi la città nel suo tessuto più fragile: quello educativo.
Alla famiglia di Fabio Bussani, alle colleghe e ai colleghi della scuola, agli studenti, l’amministrazione comunale ha espresso cordoglio e vicinanza. Resta però la sensazione amara di una perdita che interrompe un percorso ancora pieno, di una presenza che avrebbe potuto continuare a dare molto. «Il suo esempio e il suo impegno resteranno vivi nel ricordo di chi lo ha conosciuto», ha scritto Giulivi. Non una formula, ma un impegno morale che chiama in causa l’intera comunità.
Un dolore che pesa ancora di più perché arriva subito dopo un altro lutto tremendo, che ha segnato Venaria in questi primi due giorni del 2026. Una ferita diversa, ma altrettanto profonda.
In queste ore la città sta ricordando Carlo Balma, morto a 73 anni dopo essere stato investito il 30 dicembre 2025 in via D’Annunzio, mentre attraversava la strada insieme al suo cane, Argo. Balma si è spento nella mattinata di giovedì 1 gennaio 2026, all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, dove era ricoverato: troppo gravi le ferite riportate nell’impatto.
Per tutti era “il signore delle sementi, dei mangimi e degli articoli per animali”, il volto familiare del negozio di viale Buridani portato avanti per anni insieme al fratello Beppe, fino alla pensione e alla chiusura di una delle attività più storiche della Reale. Un luogo che non era solo commercio, ma abitudine, incontro, memoria condivisa.
Carlo Balma lascia la moglie Patrizia. La data del funerale non è ancora stata resa nota.
Due lutti diversi, ravvicinati, entrambi improvvisi. Due storie che raccontano una Venaria colpita al cuore, nei suoi affetti, nella scuola, nei volti quotidiani. Un inizio di 2026 che chiede silenzio, memoria e rispetto. E che lascia addosso una tristezza difficile da scrollarsi di dosso.
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