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Cronaca

Strage di Capodanno a Crans-Montana: almeno 40 morti in un bar

Esplosioni nel seminterrato del bar Le Constellation, oltre cento feriti

Strage di Capodanno a Crans-Montana: almeno 40 morti in un bar

Strage di Capodanno a Crans-Montana: almeno 40 morti in un bar

La notte di Capodanno si è trasformata in una strage a Crans-Montana, rinomata stazione sciistica del Canton Vallese. Un incendio devastante, scoppiato poco dopo l’1.30 nel seminterrato del bar Le Constellation, ha provocato almeno quaranta morti e oltre cento feriti, molti dei quali in condizioni gravissime per ustioni estese. Nel locale, molto frequentato per i festeggiamenti di fine anno, si trovavano circa cento persone, a fronte di una capienza massima di quattrocento.

Le fiamme si sono propagate rapidamente dopo una o più esplosioni, avvertite distintamente da chi si trovava nei pressi del bar. «Ho sentito una deflagrazione fortissima, non sembrava assolutamente un fuoco d’artificio, il rumore era diverso», ha raccontato alla Radiotelevisione Svizzera Jeoffroy D’Amecourt, testimone diretto. L’ipotesi principale, al momento non confermata ufficialmente, è che l’incendio possa essere stato innescato da fuochi d’artificio accesi all’interno del locale durante il concerto di Capodanno. Le autorità svizzere, però, invitano alla cautela: le cause restano in fase di accertamento.

La Procura generale del Vallese e la polizia cantonale hanno escluso fin dalle prime ore la pista terroristica. «Un attentato può essere assolutamente escluso», ha dichiarato la procuratrice Beatrice Pilloud, chiarendo che si tratta di un incendio non doloso. Secondo il consigliere di Stato Stéphane Ganzer, la deflagrazione potrebbe essere stata una conseguenza del rogo, generata dal braciere sviluppatosi all’interno del locale.

La scena che si è presentata ai soccorritori è stata drammatica. «È stata una carneficina», ha raccontato Michela Ris, vicesindaca di Ascona e deputata al Gran Consiglio ticinese. «Ragazzi usciti dal locale insanguinati, alcuni senza vestiti. Ci sono amici che non rispondono ai messaggi, l’atmosfera è surreale». L’area attorno al bar è stata completamente isolata, con una no-fly zone attivata sopra Crans-Montana e una presenza massiccia di forze dell’ordine.

Imponente il dispiegamento dei soccorsi: dieci elicotteri, quaranta ambulanze e oltre centocinquanta operatori. Gli ospedali del Vallese, di Losanna, Ginevra e Zurigo hanno accolto i feriti più gravi. Il reparto di terapia intensiva del Vallese è al completo, mentre le strutture sanitarie della Svizzera romanda restano in stato di massima allerta per i grandi ustionati.

Particolarmente complessa l’identificazione delle vittime. «Ci vorranno settimane», ha spiegato l’ambasciatore d’Italia a Berna, Gian Lorenzo Cornado, presente sul posto con il personale consolare. La Farnesina ha confermato che molti corpi sono non riconoscibili a causa delle gravi ustioni e ha attivato una unità di crisi a Roma, oltre a una help line per i familiari. Non è esclusa la presenza di turisti stranieri, compresi cittadini italiani.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha assicurato un monitoraggio costante: «Stiamo seguendo minuto per minuto l’evoluzione della situazione. Sono in contatto continuo con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni». L’Italia ha messo a disposizione anche il centro grandi ustioni del Niguarda di Milano, con il supporto della Protezione civile della Valle d’Aosta e della Regione Lombardia.

Sopra il bar, al primo piano dello stesso edificio, si trova la sinagoga di Crans-Montana, che non sarebbe stata coinvolta direttamente dall’incendio. Resta ora da chiarire come una notte di festa si sia trasformata in una delle peggiori tragedie civili degli ultimi anni in Svizzera, mentre la località turistica si è risvegliata in un silenzio carico di paura, domande e dolore.

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