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Cronaca
14 Dicembre 2025 - 10:26
Sparatoria al barbiere in Barriera di Milano: arrestato un 23enne di Settimo Torinese
Sette colpi esplosi in pochi secondi, nel quartiere Barriera di Milano a Torino, bastano a trasformare una sera qualunque in un episodio destinato a lasciare il segno. È il 6 settembre 2024 quando la saracinesca e la vetrina del "Barber Shop Andrea", in via Paisiello, vengono crivellate di proiettili. Una strada laterale, a ridosso di piazza Respighi, in un quartiere densamente abitato, dove a quell’ora molte persone sono ancora sveglie, tra finestre aperte e televisori accesi. Il rumore secco degli spari rompe l’equilibrio della zona, facendo scattare l’allarme tra i residenti.
L’azione è rapida, studiata, chiaramente intimidatoria. Nessun tentativo di entrare nel negozio, nessun furto. Solo colpi sparati contro un’attività commerciale ben conosciuta nel quartiere, presente da circa trent’anni e considerata un punto fermo della vita quotidiana della zona. Gestito da Andrea Buongiorno, è da decenni un riferimento per residenti e commercianti. Proprio questo radicamento rende ancora più grave l’atto intimidatorio compiuto quella sera.
Subito dopo gli spari, diverse persone segnalano una moto che si allontana a forte velocità, scomparendo tra le strade della Barriera prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Sul posto intervengono le volanti, poi la Squadra Mobile. I rilievi confermano la gravità del gesto: sette bossoli, danni evidenti alla vetrina e alla saracinesca, una dinamica che lascia pochi dubbi sulla volontà di lanciare un messaggio. Fin dall’inizio gli investigatori escludono piste legate a rapine o a questioni economiche connesse all’attività del negozio. Il contesto appare diverso, più personale, ma allo stesso tempo pericoloso, perché portato in strada con l’uso di un’arma da fuoco.

Nelle ore successive all’attacco, la vicenda suscita forte preoccupazione nel quartiere e anche prese di posizione pubbliche. Tra queste, un intervento affidato ai social da Verangela Marino, consigliera di Fratelli d’Italia in Circoscrizione 6, che sottolinea il radicamento dell’attività colpita nel tessuto della Barriera: «Sia Andrea che i suoi dipendenti gestiscono questa attività da circa trent’anni e sono stati sempre molto benvoluti da cittadini e commercianti in quanto persone a modo che vogliono solamente fare il proprio lavoro in totale sicurezza e tranquillità. Quanto accaduto è l’ennesimo danno a una delle tante attività commerciali del quartiere Barriera di Milano». Un commento che fotografa il clima di solidarietà attorno al negozio e, allo stesso tempo, il senso di esasperazione per un episodio che colpisce chi lavora onestamente.
Parte così un’indagine complessa, coordinata dalla Procura di Torino e condotta dagli investigatori della Squadra Mobile, sotto la direzione del dirigente Davide Corazzini. Un lavoro che si sviluppa nel corso dei mesi successivi, attraverso verifiche incrociate, analisi dei contatti e ricostruzione delle relazioni personali. Un’indagine silenziosa, che procede senza clamore ma con continuità, fino a individuare una possibile responsabilità.
A oltre un anno di distanza dai fatti è arrivato l’arresto di Daniel Guerra, 23 anni, operaio, residente a Settimo Torinese. È lui, secondo gli investigatori, il presunto autore dell’atto intimidatorio. Il giovane, che risulta avere precedenti di lieve entità, è accusato di minacce aggravate e di porto illegale di arma in luogo pubblico. Un’accusa pesante, soprattutto per un episodio avvenuto in un quartiere popolare, dove il rischio per l’incolumità di terze persone era tutt’altro che marginale. L’arma utilizzata per la sparatoria non è mai stata rinvenuta.
Secondo la ricostruzione della polizia, la vicenda non affonderebbe le sue radici in ambienti criminali strutturati né in dinamiche legate all’attività commerciale presa di mira. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe invece una storia personale degenerata nel tempo. In base a quanto emerso, il 23enne di Settimo Torinese avrebbe avuto una relazione sentimentale con una giovane appartenente alla famiglia dei titolari del Barber Shop Andrea. Durante una vacanza in Calabria, però, la situazione si sarebbe incrinata dopo che il ragazzo sarebbe stato visto mentre tentava un approccio con un’altra giovane. Da quel momento, sempre secondo la ricostruzione investigativa, i rapporti sarebbero rapidamente degenerati.
Giorni e settimane segnati da tensioni, contrasti e scambi sempre più accesi, fino a quando la vicenda, nata in un ambito strettamente personale, avrebbe superato ogni limite. È in questo contesto che, per gli inquirenti, matura la decisione di mettere in atto un gesto intimidatorio plateale. Una serata di fine estate come tante altre, in cui molte famiglie stavano seguendo in televisione la partita della Nazionale contro la Francia, interrotta all’improvviso dal rumore degli spari.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il giovane di Settimo Torinese ha respinto le accuse e negato di essere coinvolto nella sparatoria. La linea difensiva insiste su un elemento centrale: l’arma utilizzata non è mai stata rinvenuta e le perquisizioni effettuate non avrebbero portato al sequestro di materiali direttamente riconducibili all’episodio di via Paisiello. Un aspetto che ora sarà valutato nel percorso giudiziario.
A Torino resta la ferita di una sparatoria avvenuta in mezzo alle case, mentre a Settimo Torinese pesa l’arresto di un giovane, ora al centro di un’inchiesta che dovrà chiarire fino in fondo responsabilità e dinamiche. La parola passa ai giudici.
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