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Cronaca

Drone con telefoni per i detenuti si schianta sul tetto: allarme e intervento a Saluzzo

Il velivolo trasportava quattro cellulari destinati all’ingresso illecito in carcere. OSAPP: «Agenti pronti e professionali nonostante organici ridotti»

Drone con telefoni

Drone con telefoni per i detenuti si schianta sul tetto: allarme e intervento a Saluzzo

Un altro episodio che conferma quanto le carceri italiane siano diventate terreno di sperimentazione per sistemi di contrabbando sempre più sofisticati. Nel tardo pomeriggio del 29 novembre, un drone pilotato dall’esterno è stato intercettato e fermato alla Casa di Reclusione di Saluzzo, dove si è schiantato sul tetto del magazzino e dell’autoparco dell’istituto. Il velivolo, rilevato dai sistemi di controllo del carcere, trasportava quattro telefoni cellulari sigillati, appesi a una lenza di circa 150 metri: un carico chiaramente destinato all’introduzione illecita all’interno della struttura.

Secondo quanto riferito, l’allarme è scattato non appena il drone ha superato la linea di perimetrazione. Gli agenti della Polizia Penitenziaria, in servizio nonostante un organico considerato da tempo insufficiente, hanno individuato il velivolo e avviato le procedure di sicurezza previste in questi casi. Il drone ha poi perso quota e si è schiantato sul tetto, impedendo la consegna dei telefoni ai destinatari finali, presumibilmente detenuti sottoposti a regimi di particolare sorveglianza.

La presenza di dispositivi mobili all’interno di un carcere come Saluzzo — che ospita anche soggetti legati ad ambienti mafiosi, camorristici e ’ndranghetisti — avrebbe rappresentato un rischio enorme. I telefoni, infatti, sono gli strumenti più ricercati nelle dinamiche di comunicazione tra detenuti ad alta pericolosità e le organizzazioni criminali all’esterno: servono per mantenere contatti, impartire ordini, coordinare traffici e garantire ai vertici detenuti un controllo sul territorio nonostante la detenzione.

Sul caso è intervenuto il Segretario Generale dell’OSAPP, Leo Beneduci, che ha rimarcato la professionalità del personale coinvolto, parlando di un intervento tempestivo ed efficace reso possibile dall’attenzione degli agenti nonostante le “condizioni operative difficili” e la cronica carenza di personale. Beneduci ha sottolineato che senza la rapidità dell’intervento, i telefoni avrebbero potuto raggiungere detenuti appartenenti a circuiti di alta sicurezza, con conseguenze imprevedibili per la gestione dell’istituto.

Il sindacato ha anche rivolto un appello all’Amministrazione affinché riconosca concretamente il merito degli agenti che hanno evitato un possibile scenario di grave compromissione della sicurezza interna. Un apprezzamento che non rappresenta soltanto un gesto simbolico, ma un richiamo alle responsabilità del sistema penitenziario nazionale, spesso alle prese con innovazioni criminali che corrono più veloci delle risorse a disposizione.

L’episodio di Saluzzo si aggiunge a una lista crescente di tentativi di introduzione di telefoni tramite droni nelle carceri italiane, un fenomeno che nelle ultime stagioni è diventato sempre più frequente, soprattutto negli istituti che ospitano detenuti ad alta pericolosità. E conferma, ancora una volta, come i confini fisici delle strutture non siano più l’unica linea di difesa: la sicurezza passa anche dalla capacità di intercettare minacce tecnologiche sempre più complesse.

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