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Cronaca
29 Novembre 2025 - 21:46
Il tribunale di Ivrea ha convalidato l’arresto della 38enne di Ciriè che lunedì scorso ha partorito una bambina nel bagno di casa, lasciandola – secondo la ricostruzione degli inquirenti – con la testa immersa nell’acqua del water per diversi minuti. Una vicenda drammatica, che resta ancora piena di interrogativi ma che ha già portato a una decisione molto netta: la donna resta in carcere, con l’accusa di tentato omicidio.
Durante l’interrogatorio di garanzia, svoltosi venerdì davanti al gip Mauro Cantone, la donna ha risposto per un’ora e mezza alle domande della procura, assistita dalle avvocate Elisa Solive e Monica Defilippi. Ha ribadito la sua versione: non sapeva di essere incinta, non avrebbe mai riconosciuto i sintomi della gravidanza e avrebbe interpretato il malessere di quella mattina come l’ennesima conseguenza di un presunto aborto già avvenuto.
«Non sapevo di essere incinta. Sono stata male, sono andata in bagno, ma non immaginavo che ci fosse un bambino. Credevo di aver abortito», ha detto la donna al giudice, sostenendo di essersi trovata improvvisamente in una situazione che non aveva compreso e che non si sentiva in grado di gestire.
Secondo quanto emerso, la gravidanza non sarebbe mai stata diagnosticata perché la donna, anche a causa della sua costituzione fisica, non avrebbe notato cambiamenti tali da farle sospettare una gestazione in corso.
La pm Maria Baldari, sin dal momento del fermo, ha riformulato l’ipotesi di reato: non tentato infanticidio, ma tentato omicidio, un’accusa più grave perché – secondo gli inquirenti – la dinamica evidenzierebbe una condotta omissiva idonea a mettere concretamente in pericolo la vita della neonata.
Secondo la ricostruzione, la bambina sarebbe rimasta per circa dieci minuti con la testa nell’acqua del water prima dell’arrivo dei soccorsi. Un arco temporale che, per gli investigatori, indica un rischio mortale altissimo. A evitare il peggio sarebbe stato l’intervento immediato del fratello della donna, che ha chiamato il 118 quando ha capito che qualcosa non andava.
Il personale sanitario, arrivato in pochi minuti, ha rianimato la neonata sul posto prima di trasferirla all’ospedale Maria Vittoria di Torino, dove è tuttora ricoverata in condizioni gravi ma stabili.

Il gip Cantone, dopo aver ascoltato la versione della donna e valutato gli elementi raccolti finora, ha deciso di convalidare l’arresto e mantenere la misura cautelare in carcere. Una scelta motivata dalla gravità dei fatti, dalla delicatezza del quadro probatorio e dalla necessità di evitare contaminazioni con le testimonianze dei familiari e di altre persone presenti nella casa.
L’indagine prosegue, e nei prossimi giorni verranno approfonditi aspetti cruciali: lo stato psicologico della 38enne, le reali condizioni in cui è avvenuto il parto, il contesto familiare e sanitario, e tutte le verifiche mediche che potrebbero confermare o smentire l’ipotesi dell’“inconsapevolezza” della gravidanza.
Il caso ha profondamente colpito la comunità locale, sia per la drammaticità del gesto sia per l’eccezionalità della situazione. La bambina, appena venuta al mondo, ha rischiato di morire nel bagno di casa. Ora è affidata completamente alle cure del personale sanitario del Maria Vittoria, mentre la madre resta in una cella, in attesa dei prossimi sviluppi giudiziari.
La procura attende anche gli esiti clinici della neonata: la prognosi resta riservata, e saranno i prossimi giorni a determinare l’evoluzione del quadro neurologico e respiratorio della piccola.
Una storia che intreccia disagio, solitudine, shock fisico e responsabilità penale, e che ora entra nella fase più delicata: quella della verità giudiziaria. Perché, al di là delle dichiarazioni e delle ricostruzioni, resta un dato che non può essere ignorato: una bambina è viva per pochi minuti di differenza. E una donna dovrà rispondere davanti alla legge di ciò che è accaduto in quei minuti.
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