Cerca

Cronaca

Torino, il carcere delle Vallette ancora sotto pressione: telefoni, droga e aggressioni agli agenti

Il Sappe denuncia nuovi episodi critici e rilancia l’allarme sulle condizioni di sicurezza e sulla carenza di personale

Torino, il carcere delle Vallette ancora sotto pressione: telefoni, droga e aggressioni agli agenti nel Padiglione B

Torino, il carcere delle Vallette ancora sotto pressione: telefoni, droga e aggressioni agli agenti nel Padiglione B (immagine di repertorio)

Il carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino torna al centro delle preoccupazioni dopo una serie di episodi che, nelle ultime ore, hanno aggravato un quadro già definito “estremamente critico” dal Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria (Sappe). Nel cuore della notte, nella prima sezione del Padiglione B, un agente ha percepito una conversazione anomala provenire dal bagno di una cella. La prontezza nel dare l’allarme ha consentito agli operatori di intervenire immediatamente: un detenuto italiano è stato colto di sorpresa mentre tentava di nascondere un telefono cellulare in un recipiente. Durante la perquisizione è emersa anche una quantità non precisata di sostanza stupefacente, ulteriore elemento che alimenta le preoccupazioni del personale.

Il segretario regionale del Sappe, Vicente Santilli, ha ricostruito gli eventi sottolineando come questo intervento non rappresenti un caso isolato. Nel pomeriggio dello stesso giorno, infatti, altri due detenuti del secondo piano del Padiglione B avrebbero spintonato un agente che li aveva sorpresi al rientro dall’ora d’aria in un presunto traffico illecito. Un gesto che conferma la crescente tensione tra i corridoi della struttura.

Gli episodi richiamati non sono circoscritti a questa settimana. Nei giorni precedenti, un detenuto di origine nordafricana, sottoposto al regime del 14 bis, era stato trovato in possesso di uno smartphone nascosto in una cartellina portadocumenti e di un caricabatterie occultato in una scarpa. Per il Sappe, il ripetersi di questi ritrovamenti è il segnale inequivocabile di un sistema di sicurezza sotto pressione, messo alla prova da strumenti di controllo insufficienti e da una gestione quotidiana resa più complessa dalla carenza cronica di organico.

Santilli parla di “condizioni estremamente difficili”, riconoscendo la professionalità degli agenti del Padiglione B, chiamati a fronteggiare una situazione in cui il lavoro ordinario si intreccia sempre più spesso con emergenze inattese. Il sindacato richiama l’attenzione sul livello di stress operativo a cui è sottoposto il Corpo di Polizia Penitenziaria, in un istituto che negli ultimi mesi ha registrato episodi di violenza, aggressioni e introduzione di materiale illecito con frequenza crescente.

Alla denuncia si aggiunge quella del segretario generale del Sappe, Donato Capece, che parla apertamente di “stillicidio quotidiano” e di carceri “in mano ai delinquenti”. Un’immagine dura, che rimarca l’urgenza — per il sindacato — di una risposta immediata da parte dello Stato. Capece invoca una presenza più forte e misure “urgenti ed efficaci”, affinché la sicurezza degli operatori non resti ostaggio di dinamiche che sfuggono al controllo.

L’insieme degli episodi registrati mette in evidenza un sistema penitenziario affaticato, nel quale l’introduzione di telefoni e droga tra i detenuti, le aggressioni al personale e la difficoltà di presidiare ogni movimento in sezioni sovraffollate diventano problemi strutturali. Pur nella consapevolezza che le responsabilità individuali saranno accertate nelle sedi competenti, il clima che emerge dal Padiglione B indica un punto di equilibrio sempre più precario.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori