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Cronaca
15 Aprile 2024 - 14:48
L’operazione, battezzata “Echidna”, ha avuto inizio con una serie di perquisizioni avviate dai Carabinieri di Leinì il 27 gennaio 2018, su iniziativa della stazione dei Carabinieri a seguito di sospetti legati a un traffico di armi.
La scintilla che ha acceso le indagini è stata un’annotazione della polizia giudiziaria datata 9 febbraio 2018, derivante da una serie di informazioni raccolte attraverso indagini info-investigative e controlli sul territorio.
Queste informazioni indicavano una possibile connessione tra individui legati a consorterie di matrice ‘ndranghetista e un traffico di armi.
Durante le perquisizioni, sono state scoperte diverse armi e munizioni in possesso di Acchidda, tra cui una carabina ad aria compressa e un fucile di marca Beretta, quest’ultimo risultato rubato e poi venduto negli USA nel 1996, oltre a munizioni di vario calibro detenute illegalmente.
Tra gli arrestati, il brandizzese Marco Acchidda, sorpreso in flagranza di possesso illegale di armi.
Acchidda, dicendo di averle trovate in sacchetto buttato per strada, non era riuscito a fornire spiegazioni plausibili su come fosse venuto in possesso di tali armi, aumentando i sospetti dei Carabinieri sulla sua possibile implicazione in attività criminali più ampie.
Le indagini successive hanno rivelato un network di relazioni che includeva diversi membri della famiglia Carvelli, anch’essi legati a precedenti indagini antimafia. Il telefono di Acchidda ha svolto un ruolo chiave, rivelando contatti con diversi individui tra cui alcuni membri della famiglia Carvelli.
L’operazione “Echidna” ha quindi messo in luce non solo un giro di armi illegali ma anche le connessioni con ambienti della criminalità organizzata.

Secondo gli inquirenti, proprio per la mancanza di precedenti penali di Marco Acchidda, che era incensurato, sarebbe stato utilizzato come custode sicuro di armi per conto di terzi, data la sua apparente mancanza di legami diretti con indagini precedenti, rendendolo il candidato ideale per operazioni sotto copertura.
Il quadro che emerge dall’operazione “Echidna” è uno di complesse interazioni criminali, con implicazioni che si estendono ben oltre il locale traffico di armi, evidenziando una volta di più come la criminalità organizzata possa infiltrarsi nelle pieghe della società con operazioni sofisticate e ramificate.
LE MINACCE AL COSTRUTTORE
Andrea Porzionato, imprenditore edile operante nella zona di Brandizzo e Volpiano, si è trovato invischiato come vittima in una vicenda che illustra vividamente l’intricato legame tra il settore immobiliare e la criminalità organizzata.
Le vicende che lo hanno visto protagonista sono parte integrante dell’inchiesta “Echidna”, portata avanti dalla DDA di Torino per smascherare le attività della ‘ndrangheta nella regione.
La storia inizia nel 2006, quando Porzionato si trova coinvolto in un’operazione immobiliare relativa ad un terreno edificabile a Brandizzo.
Questo terreno diventa oggetto di un’operazione estorsiva che coinvolge figure di spicco della criminalità organizzata, tra cui Eduardo Carvelli e suo figlio Roberto, nonché Danilo Scardino, un mediatore che si inserisce tra i creditori e Porzionato.
Porzionato finisce per essere debitore nei confronti dei Carvelli di una somma rilevante, stimata non inferiore a 86.000 euro, versata per l’acquisto di uno dei lotti del terreno.
La situazione si complica quando i Carvelli iniziano a esercitare pressioni crescenti per il recupero della somma, culminando in esplicite minacce di morte. Queste minacce spingono Porzionato a cercare protezione altrove, dato che i Carvelli non si accontentano delle semplici rassicurazioni finanziarie, ma pretendono la restituzione completa dell’investimento o l’assegnazione del terreno.

La protezione del boss Agresta
In un contesto di crescente pericolo, Porzionato si rivolge ad Antonio Agresta, individuato come membro apicale di un distaccamento della ‘ndrangheta operante a Volpiano.
Agresta, già noto alle forze dell’ordine per precedenti condanne, rappresenta per lui una sorta di scudo protettivo contro ulteriori intimidazioni. Questa decisione di cercare protezione da un membro della criminalità organizzata evidenzia secondo gli inquirenti la disperazione di Porzionato e la complessità delle dinamiche di potere locali.
La situazione raggiunge un punto critico quando, nonostante la protezione di Agresta, le minacce continuano. Porzionato decide di armarsi illegalmente, acquistando una pistola Beretta con matricola abrasa per difendersi dalle aggressioni.
Tuttavia, questa mossa si rivela controproducente, poiché nel 2017 viene arrestato per detenzione illegale di arma da fuoco.
Gli interrogatori e le dichiarazioni successive di Porzionato mettono in luce un uomo spaventato ma determinato a non cedere completamente alle richieste estorsive, sebbene le continue pressioni lo abbiano costretto a modificare radicalmente il proprio stile di vita, includendo anche la decisione di evitare Brandizzo per proteggere la propria incolumità.
Questo episodio non solo sottolinea le sfide e i pericoli affrontati dagli imprenditori nel nord Italia, ma anche come le operazioni immobiliari possano diventare terreno fertile per la criminalità organizzata, che sfrutta le vulnerabilità economiche e le complessità burocratiche a proprio vantaggio.
Le autorità continuano a monitorare la situazione, cercando di garantire sicurezza e giustizia in un settore troppo spesso macchiato da collusioni criminali.
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