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04 Aprile 2022 - 20:18
Violenza sulle donne
Mercoledì i due ragazzi si erano incontrati in stazione per trascorrere la sera insieme, come le tante volte in cui lei aveva deciso di fermarsi a dormire dal fidanzato.
Un aperitivo, poi una birra sotto casa e poi qualche altra “bionda” in casa.
I due ragazzi ascoltano musica, scherzano, si stuzzicano in modo complice, ma poi, per una battuta della ragazza, Alessandro esplode. Lei è in bagno, lui inizia ad aggredirla verbalmente e più lei le chiede di non urlare, più aumentano le minacce in un escalation di violenza in cui il ragazzo fa presto ad iniziare a metterle le mani addosso. L’afferra per il volto e poi per i capelli. La trascina sul pavimento con talmente tanta forza che le strappa dalla testa alcune ciocche.
Giulia è terrorizzata, urla, chiede aiuto, ma più cresce la sua paura, più aumenta la reazione di quell’uomo che diceva di amarla. La prende per il collo, cerca di soffocarla, le punta anche un coltello contro rinfacciandole di non amarlo abbastanza.
Una lite furibonda che va avanti per ore. Lui arriva a sbatterle la testa contro il muro, cerca di soffocarla con un cuscino per farsi dare il Pin del suo cellulare. Quando lo ottiene la chiude a chiave in camera e inizia a leggere tutto ciò che trova, poi lo sbatte per terra mandandolo in frantumi e se ne va a dormire.
Giulia è segregata in quella casa degli orrori, le chiavi di casa sono sotto il cuscino del ragazzo, così come il suo cellulare. Non può scappare. Al mattino riesce a convincere il fidanzata ad usare il suo telefono per mandare un messaggio alla mamma, per tranquillizzarla. Il sesto senso della donna, però, la porta ad insospettirsi per quel messaggio ricevuto dal telefono del ragazzo e non da quello della figlia.
Così inizia a telefonare, lo fa ripetutamente finché lui non è costretto a far rispondere la fidanzata. E’ minacciata, non può chiedere aiuto, ma riesce comunque a far capire alla madre di essere in pericolo. Così parte la richiesta di intervento al 112. Quando i carabinieri entrano nell’abitazione trovano la ragazza seduta su una sedia, atterrita, con le mani tremolanti. Racconta tutto. Di essere stata percossa e minacciata. Di quella notte degli orrori in quell’appartamento nel pieno centro di una Città per bene, vittima dell’uomo che credeva di amare.
Lunedì scorso il Gip del Tribunale di Ivrea Marianna Tiseo, ha convalidato l’arresto in carcere per il ragazzo difeso dall’avvocato Mattia Fiò del foro di Ivrea. Le accuse sono pesantissime e vanno dalle lesioni al sequestro di persona. In caso di condanna rischia una pena non inferiore ai tre anni di carcere.
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