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28 Marzo 2022 - 20:32
CIRIE'. Dopo due anni di esenzione, torna il pagamento della Tosap, la tassa sul suolo pubblico.
Un tributo che tocca da vicino bar e ristoranti che, fuori dal locale, hanno un dehor.
L’esenzione dal tributo era stata decisa dal Governo proprio per aiutare queste categorie di commercianti duramente provate dalle regole sul contenimento della pandemia. Per molti mesi, infatti il servizio è stato consentito solo all’aperto. E quando anche gli spazi interni sono stati riaperti al pubblico, restavano le regole sul distanziamento a penalizzare i locali. Ecco perché si era deciso di lasciare libero sfogo all’aperto con dehor gratuiti e procedure per la richiesta semplificate.
“Le procedure restano semplificate - spiega l’assessore al commercio Fabrizio Fossati - ma il tributo bisognerà tornare a pagarlo”.
E non sono previsti ulteriori proroghe o sconti di tipo comunale. “Non potremmo neppure volendo” risponde l’assessore Fossati.
“Il Comune non ha voce in capitolo. E’ un tributo che dobbiamo applicare. Non abbiamo margine di discrezionalità in merito” precisa l’assessore con deleghe al commercio.
Ma cosa ne pensano gli esercenti del balzello che ritorna?
“Sapevamo che prima o poi l’esenzione sarebbe terminata - dichiara Alice del bar Alice in Wonderland di via Vittorio Emanuele -. A dire il vero ci hanno già aiutato tanto. E’ giusto così”.
Alice in Wonderland terrà il dehor.
“Ho già presentato il nuovo progetto e resterà tutto uguale. Noi abbiamo una trentina di posti all’aperto. Un servizio che soprattutto con la bella stagione ci piace dare alla nostra clientela. Ora, poi, con l’isola pedonale, la città ha acquistato moltissimo. Il sindaco Devietti ha fatto davvero un ottimo lavoro”.
Proprio all’inizio dell’isola pedonale di Via Vittorio Emanuele, all’angolo con via Roma, c’è il bar Golden.
“Per lavorare lo paghiamo ben volentieri il suolo pubblico - dichiara Edoardo Rolfo, 32 anni -. Su questo non c’è alcuna polemica da fare. Non possiamo prendercela con sindaco e assessori. E lo sapevamo già che l’esenzione sarebbe terminata prima o poi. Il problema è a monte. Il problema è come il Governo ha gestito gli aiuti alla nostra categoria durante pandemia. I dipendenti abbandonati, i ristori mai arrivati. In questo contesto la tassa sul suolo pubblico, quei circa 400 euro l’anno, sono davvero un non problema”.
I titolari del Caffè Espresso di via San Ciriaco, invece non sapevano neppure che l’esenzione terminerà a fine mese.
“Ci domandavamo proprio fino a quando avremmo potuto continuare ad avere il dehor gratuitamente - spiega Giovanna Catino - speravamo in una proroga”.
“Vorrà dire che pagheremo il suolo pubblico, una tassa in più - allarga le braccia il marito, Rocco Defilippis che però, poi incalza - fine dello stato di emergenza non significa certo fine dei problemi”.
Il Bar Espresso è stato aperto nel 2017.
“Abbiamo sempre avuto il dehor - raccontano i titolari - e continueremo a tenerlo. Certo, speravamo in una proroga, ma pazienza...”.
Salendo verso il centro e avvicinandosi al tratto di strada interessato dai lavori, aumenta il malumore degli esercenti.
“E’ assurdo - dichiara Emiliano Fornero del Bar Pier - bloccano la strada e fanno pagare i dehor ai bar? Il cantiere per i lavori del terzo lotto darà più problemi di quelli che sono stati già eseguiti. A causa di questo cantiere il lavoro è dimezzato. In più ci aggiungono una tassa”.
Quel che molti esercenti obiettano è che il centro di Ciriè non è paragonabile a quello delle città turistiche come Venezia e Firenze. Qui non si può far pagare il servizio al tavolo e quindi una tassa come quella sul suolo pubblico ricade completamente sull’esercente. Impossibile, in tempi di crisi, anche aumentare i prezzi.
“Se porti il caffè ad 1,30 euro o a 1,50 come hanno fatto a Torino, la gente non viene più. I clienti qui son sempre gli stessi. Ce li strappiamo tra di noi”.
Enrico, del bar Hemingway, il nuovo cantiere ce l’ha proprio dinnanzi all’uscio.
“Non sono contrario al pagamento della tassa sul suolo pubblico in situazioni normali - racconta -, ma qui adesso abbiamo il problema dei lavori. Non posso mettere un dehor con una ruspa che mi lavora in testa. Per questo motivo ho chiesto l’autorizzazione a mettere i tavolini sull’isola pedonale”.
Per Enrico significherebbe dover andare a servire i clienti dall’altra parte della strada, attraversando via Cavour, dove passano le auto.
“Lo farei volentieri. D’estate avere i tavolini fuori è l’unico modo per lavorare. Sto aspettando la risposta dell’amministrazione. Spero proprio che mi concedano l’area. I quattro tavolini che ho sotto i portici non possono essere l’unico servizio. quelli servono più che altro a dare visibilità al bar. Senza di quelli non si vede neppure il locale. Non esisti”.
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