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CIRIÈ. "Per fare i vaccini dobbiamo chiedere l'elemosina?"

CIRIÈ. Non siamo in grado di organizzarci per i vaccini antinfluenzali, chissà come finirà con quelli contro il Covid. L’ennesima conferma di quanto la Regione Piemonte stia faticando a gestire la sanità - ospedaliera quanto territoriale - arriva dai medici di base, furenti per la mancanza dei vaccini. Tardano ad arrivare, arrivano con il contagocce o non arrivano proprio.

A sollevare il problema è Santina Salamone,  referente dell’equipe dei sedici medici di famiglia di Ciriè, nonché consigliera comunale di maggioranza. «Siamo furenti, e lo sono anche i nostri assistiti - dichiara -. Nella prima comunicazione avevano detto che ci avrebbero  distribuito una prima tranche di vaccini corrispondente al 50% del numero di quelli fatti lo scorso anno, e che sarebbe poi arrivata la restante parte più tutti quelli relativi alle nuove richieste».

Si parla degli ultra 60enni, dei malati cronici, delle persone che svolgono un pubblico servizio, dei soggetti che lavorano nelle comunità.

Nel 2019 Salamone aveva vaccinato 416 persone. Per quest’anno la prima tranche di 208 vaccini - appunto il 50% dell’anno precedente - è arrivata il 26 ottobre. Fin qui tutto bene. Il giorno successivo ha ordinato la seconda tranche (non si poteva fare prima di concludere il primo giro di vaccinazioni). Le sarebbero dovuti arrivare circa 300 vaccini. Ne sono arrivati 50. «Ci hanno fatto l’elemosina - punta il dito la dottoressa -. Già a settembre abbiamo programmato le sedute con i nostri assistiti, abbiamo fissato gli appuntamenti, e adesso ci stiamo trovando giorno dopo giorno a dover disdire perché non possiamo ancora vaccinarli. Gli assistiti sono imbufaliti e hanno ragione, ma non è colpa nostra se non abbiamo i vaccini. Le persone si arrabbiano con noi perché siamo l’unica figura della sanità con la quale al momento hanno a che fare, sulla quale possono scaricare le loro ansie e le loro preoccupazioni. Anche perché non gli risponde nessun altro».

I medici non ci stanno più. «C’è grande rabbia da parte nostra, non siamo messi nelle condizioni di poter fare il nostro lavoro - conclude Salamone -.Abbiamo già molto da fare e dobbiamo pure perdere tempo per disdire le sedute di vaccinazione da 30 pazienti. Vuol dire fare trenta chiamate, vuol dire perdere del tempo utile che avremmo potuto impiegare in altro modo». La Regione si dia da fare.

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