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10 Aprile 2022 - 11:03
Maurizio Fiorentini sindaco di Chiaverano
Non ci saranno le dimissione tanto ventilate. Solo una crisi di maggioranza, per ora passeggera. Almeno è quel che spera il sindaco Maurizio Fiorentini, che sabato mattina si è riunito con gli assessori Maurizio Tentarelli e Roberta Benetti. All’ordine del giorno la possibilità di dimettersi dopo che quattro consiglieri di maggioranza: Emiliano Iannone, Carlo Ardissono, Luciano Lauria e Giovanna di Nuzzo (Lorena Masiero, Nekkaz Lekbir e Vaccari Simona erano assenti giustificati) avevano votato contro l’aumento, dal 6 al 7 per cento, dell’addizionale Irpef comunale per l’anno 2022. Una situazione anomala e di parità (4 a favore e 4 contro) che ha però aperto una crisi di maggioranza.
Al termine della giunta di sabato mattina, sindaco e assessori hanno deciso che forse, per rispetto dei cittadini, non è il caso di presentare le dimissioni.
“Ci si conterà al prossimo consiglio comunale dal momento che la votazione era avvenuta in perfetta parità” anticipa la strategia Maurizio Fiorentini. In pratica, nella prossima seduta di consiglio, gli assessori Tentarelli e Benetti presenteranno una mozione per chiedere la fiducia al consiglio comunale. Se questa non dovesse più essere garantita dai numeri, solo allora sindaco e assessori si dimetteranno.
Ma cosa era successo nel consiglio di giovedì sera?
“Circa due mesi fa - spiega Fiorentini - in fase di preparazione del bilancio, il segretario comunale ci aveva comunicato che era necessario intervenire sulle aliquote Irpef e/o Imu per coprire un “buco” di bilancio.”
Un “buco” causato dai costi maggiori degli anni passati per l’energia e il gas ed anche per minori gettiti delle imposte comunali a causa in particolare dell’emergenza Covid.
“Dopo molte discussioni - scriveva il sindaco sul sito istituzionale del Comune - si era concordato, tutti insieme che, dopo aver limato tutte le spese per quanto possibile (molte spese sono incomprimibili: stipendi, utenze, servizi) sarebbe stato necessario aumentare di un punto l’aliquota Irpef e di un punto l’aliquota Imu. E’ stata una scelta dolorosa ma presa, non potendo fare altrimenti, con l’impegno di tornare alle aliquote precedenti il prima possibile agendo, ad esempio, sulle spese che possono essere ridotte solo nel tempo. Per quanto riguarda l’illuminazione pubblica: riscattando i pali dall’Enel e sostituendo tutti i corpi illuminananti con lampade ad alta efficienza oltre a temporizzare l’illuminazione in fasce orarie. Per quanto riguarda il riscaldamento degli edifici pubblici (comune, scuole, pluriuso, teatro): con la sostituzione integrale delle caldaie (oltretutto non più a norma) con altre ad alto rendimento”.
Da risolvere c’è anche il problema dell’esenzione per redditi inferiori a 10 mila euro, eliminata dal segretario comunale (con la promessa di una verifica) perchè in un altro comune da lui gestito è stata respinta dal Ministero Economia e Finanze in quanto “verrebbe creato uno scaglione IRPEF non congruente con gli scaglioni effettivi” (il primo scaglione è di 15.000E).
“Di questa decisione - spiega Fiorentini - non era stata data preventiva comunicazione alla giunta e al consiglio. Essendoci tempo fino al 31 maggio si poteva approvare la delibera senza esenzione, verificare subito dopo cosa richiede il MEF e poi eventualmente rettificare la delibera ed effettuare una variazione di bilancio. C’è da tener presente che una esenzione a 15.000E comporterebbe nuovamente un “buco” di bilancio che andrebbe coperto con il taglio di spese non obbligatorie anche se necessarie (lo Scuolabus, il Centro Giovani).”
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