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18 Febbraio 2016 - 14:43
Sul palco dell’Ariston, come preannunciato, martedì scorso, è salita la scuola più piccola del mondo.
Davanti a milioni di telespettatori, e ad uno share che ha raggiunto il 50 per cento, la maestra Marzia Lachello di Locana, accompagnata da Anna di 8 anni e Moris di 7, cioè gli unici due allievi di Ceresole Reale. E Ceresole è un piccolo paese della Valle Orco, a 1600 metri dal livello del mare, situato a due passi dal Gran Paradiso, che un tempo viveva, e pure alla grande, di turismo. Oggi ha una lunga pista di fondo, c’è il parco che attira ancora ogni anno centinaia di amanti della montagna, ma non è più come quando la famiglia reale o il poeta Carducci venivano in villeggiatura estiva al Grand Hotel.
D’estate i residenti sono 169, ma d’inverno con il freddo che fa e con la neve è già tanto se si arriva a 80.
Tutti sperano in un’inversione di tendenza, a cominciare dalle scuola.
Quest’anno gli alunni sono due, lo scorso anno solo una, il prossimo anno saranno in tre, con Denis, 5 anni accompagnato sul palco da Gabriel Garko è annunciato da Carlo Conti come una vera e propria star.
Se esiste una scuola così è perchè il sindaco Andrea Basolo, di professione gioielliere a Cuorgnè, 40 chilometri a valle, si è impuntato nel tenerla aperta.
L’istituto infatti non è statale (perché lo sia, nelle zone montane di minoranza linguistica, dovrebbe avere un minimo di 8 alunni) e costa circa 30 mila euro all’anno, ma anche la Regione contribisce con 22 mila euro, che per due bambini significa una spesa di 15 mila euro a testa.
“L’aver tenuto aperta questa scuola è una prima battaglia vinta - ha sottolineato il sindaco - A poco a poco, il Governo ci sta uccidendo e togliendo tutto. Eppure Ceresole è una sentinella per il territorio per quanto riguarda maltempo, dissesti, valanghe. Ma a nessuno interessa, perché si pensa solo ad accorpare e non a tutelare realtà come la nostra. Per questo sono orgoglioso di Marzia, Anna e Moris”.
E siccome Sanremo e Sanremo, anche questa “pluriclasse” si è messa a cantare, scandendo benissima, una per una, le parole del ritornello de “I bambini fanno oh” di Povia.
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