CASALBORGONE. La casalborgonese Marta Zucco ce l’ha fatta. Dopo tanta fatica e tante ricerche è riuscita a rintracciare quei bambini che, durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, erano venuti a rifugiarsi dalla città nella più tranquilla Casalborgone. Più precisamente in Valle Frascherina, alla Cascina Bagatta, dove Marta, classe 1938, viveva con i suoi genitori. Purtroppo, dei tre bambini che avevano condiviso l’infanzia con Marta, Oscar, Mauro e Silvano, due non ci sono più. Ma al loro posto ci saranno le loro famiglie, che hanno deciso di riunirsi con Marta Zucco domenica 18 settembre a Casalborgone, in occasione della festa patronale del paese. Una doppia festa insomma. Le quattro famiglie celebreranno il loro ricongiungimento prendendo parte alla celebrazione eucaristica solenne che si terrà alle 10 presso il padiglione della Pro Loco, offerta anche in onore dei due defunti che non hanno potuto partecipare al ritrovo. A seguire, la festa di Marta Zucco proseguirà con un pranzo sempre presso lo stand gastronomico della Pro Loco.
La ricerca di Marta Zucco era iniziata lo scorso inverno, in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina. L’evento le aveva portato alla mente i ricordi di quanto aveva vissuto sulla propria pelle durante l’infanzia.
Di seguito un estratto della lettera di Marta Zucco che ha avuto eco nazionale.
“La nostra famiglia, come tante altre, si è aperta ed ha condiviso tutto: i frutti della terra, il pane (avevamo il forno a legna), le tagliatelle, la povertà. È avvenuta la moltiplicazione dei pani e dei pesci come nel racconto evangelico. […] Spesso ho ricordato quelle persone, quei bambini che per me sono stati dei fratelli, ma il tempo è passato, la vita è diventata sempre più frenetica. La guerra feroce, assurda e orribile nel cuore dell’Europa mi ha riportata a ricordare e a voler riprendere il filo interrotto. […] Ho voluto raccontare questa esperienza per esprimere a tutti coloro che in questo periodo hanno spalancato le porte del cuore e della casa ai profughi ucraini la gioia profonda che deriva dalla solidarietà e la consapevolezza che questo umile contributo ad un paese invaso è una prova di amore e un passo verso la pace”.
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