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25 Ottobre 2021 - 18:55
Tribunale di Ivrea
CAFASSE - GERMAGNANO. Si è interrotto per un cavillo burocratico il processo per la morte di Andrea Forneris, il muratore 41 enne di Germagnano deceduto mentre stava ristrutturando una casa a Cafasse.
A quasi quattro anni dalla morte, gli atti sono stati rimandati indietro dalla giudice Antonella Pelliccia e ora giacciono nuovamente sulla scrivania al sostituto procuratore Alessandro Gallo, che dovrà rifare la richiesta di rinvio a giudizio.
La giudice lo ha deciso dopo ascoltato le osservazioni preliminari presentate dalle difese. I tre imputati sono: il datore di lavoro Daniele Ressent, 49 anni, di Lanzo (avvocato Daniele Pantosti Bruni); gli ingegneri edili Stefano Ponzalino, 34 anni, residente a Saluzzo (avvocato Mario Gebbia) e Nicola Garofalo, 35 anni, residente a Mentone in Francia (avvocato Paola Giusti).
Secondo l’ordinamento giuridico i tre non dovevano essere imputati a citazione diretta perché per i reati gravi come l’omicidio colposo la richiesta di rinvio a giudizio deve essere prima effettuata dal gup.
La vicenda risale al 16 gennaio del 2018 a Cafasse. Andrea Forneris stava eseguendo dei lavori di ristrutturazione di una casa in vicolo Fasanera quando è stato travolto e ucciso dal peso dei detriti sgretolati da un muretto in cemento alto circa 80 centimetri. In seguito alla morte sono poi scattate le indagini e per la Procura di Ivrea il datore di lavoro Daniele Ressent avrebbe omesso di predisporre le idonee misure di prevenzione finalizzate a mettere in sicurezza il muretto. Nicola Garafolo non avrebbe informato il coordinatore della sicurezza del “rinvenimento del manufatto e dei rischi rappresentati dalla mancata verifica della sua stabilità durante le operazioni di scalzamento dello stesso” e, infine, Stefano Ponzalino “in qualità di ingegnere edile e collaboratore del direttore strutturale incaricato per i lavori di ristrutturazione dell’abitazione, ometteva di informare il proprietario dell’immobile, del rinvenimento del manufatto e dei rischi rappresentati dalla mancata verifica della sua stabilità durante le operazioni di scalzamento dello stesso”.
Nessuno dei familiari di Andrea Forneris si è costituito parte civile nel processo.
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