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IVREA.

Ottavia Mermoz, un passato e un presente da raccontare...

Ottavio Mermoz

Ottavio Mermoz

Ci sarà o non ci sarà un segreto per tenersi in forma fino alla soglia dei 90 anni (li compirà a novembre)? Saranno forse le due rampe di scale che sale e che scende con la leggiadria di una ragazzina quindicenne? A cui si aggiunge quell’innata voglia di volontariato a 360°?  Indubbiamente ci va predisposizione e lei ce l’ha.

Lei, è Ottavia Mermoz, abita in centro città, primo piano, a due passi da piazza Ottinetti. Una vita (la sua) vissuta intensamente e tutta da raccontare. Sposata con Giuseppe Strobbia (mancato nel 1989) fratello di Stefano (mancato nel 2020) e zia dell’ex assessora Giovanna. Figli e nipoti di Giovanni, pasticcere in via Palestro almeno sino al 1981. Senza alcun dubbio uno dei cognomi più “eporediesi” che ci sia.  Mermoz ha due figli, una abita a Torino, l’altro a Roma. Tre nipoti e un pronipote nato in America, nel kentucky. Nonna e bisnonna. 

“Mio nipote ha lavorato a Durham nel North Carolina come ricercatore, adesso insegna all’Università di Cincinnati. Tutte le domeniche mattina facciamo una call e ce la raccontiamo. Ci riuniamo in alcune occasioni, d’estate o a Natale e tanto mi basta...”. Assistente sociale, docente universitaria, assessore comunale (dal 1998 al 2003) ai tempi di Fiorenza Grijuela, con delega alla cultura, al turismo e al commercio e, oggi, vicepresidente dell’Associazione “Casa delle donne” recentemente trasferitasi dal Valcalcino al Meeting Point. Braccio destro della presidente Letizia Carlucci.

E cominciamo da qui. 

“Abbiamo un problema - ci racconta con l’animo di chi vorrebbe risolverlo subito - Non abbiamo ancora traslocato completamente. L’ufficio che ci han dato ci consente di fare ricevimento ma nulla di più. Stiamo aspettando che si liberi una sala oggi occupata dall’Associazione Italiana sclerosi multipla.... Averla è molto importante. Ci consentirà di fare dei corsi e tante attività utili a trovare altri volontari e per un ricambio generazionale... ”

Se ne dovrebbe occupare l’Amministrazione comunale che, come si sa, è lenta come una lumaca. Lenti in Comune anche di fronte alle segnalazioni.

“Si è rotta la serratura della porta esterna e si è optato per un po’ di fil di ferro. Nel frattempo il vento ha pure sfondato i vetri -  spiega - E’ vero che all’interno non c’è nulla da  rubare, ma gli atti vandalici sono sempre possibili....”.

E’ il solito problema delle manutenzioni che a Ivrea si fanno poco e male, non da oggi, non da ieri, praticamente da sempre.... “Questo è vero ma dipende molto da chi amministra e da chi lavora all’ufficio tecnico e molti se ne sono andati  - stigmatizza Mermoz -  L’ho vissuto sulla mia pelle da assessore quando ci siamo ritrovati a gestire e a concludere i tanti progetti della giunta Maggia precedente. E parlo del nuovo stadio Pistoni, dello stadio della canoa, del Maam, degli impianti di San Giovanni. Eravamo entusiasti. Ricordo ancora quando andammo a presentare il Maam all’Ambasciata americana. Non a caso Ivrea è diventata città Unesco...”. 

E poi le scalette del Canoa (“i progettisti se n’erano dimenticati”) e i piloni del piccolo campetto di San Giovanni che cascavano giù (“Me ne accorsi e li sostituimmo...”) .  Ma c’è anche una questione legata ai soldi. “Vero! Ho letto della piscina. Il problema è che non si è mai lavorato per rendere gli edifici pubblici autosufficienti da un punto di vista energetico -  sintetizza - Il problema di Ivrea è però anche un altro. Quel suo essere città metropolitana, al servizio di una comunità vasta, ma poter contare sull’Imu di una popolazione piccola di 23 mila abitanti. Ci sentiamo città ma non lo siamo e nel garantire i servizi trascuriamo le manutenzioni. Quando ero assessore invidiavamo Colleretto Giacosa che aveva il Bioparco e incassava tantissimo...”.

Tant’è! O come direbbe Luigi Pirandello “così è se vi pare...”.

Finita qui?

Macchè! La verità è che la vita di Mermoz è molto più intensa di quanto si possa anche solo lontanamente immaginare. Ci vorrebbe un libro.  Figlia di un altro tempo, fatto di ideali e passione e tanto, tanto, tantissimo lavoro. Per capirlo basta una ricerca su google.  Viene fuori il suo profilo professionale, le sue ricerche sul volontariato e sul terzo settore. Tanta roba! Torinese di nascita, dopo gli studi, viene chiamata dall’Olivetti di Adriano ad occuparsi di “assistenza sociale”. E’ qui che conosce Giuseppe Strobbia.

Non ci pensa troppo: si innamora e lo sposa.

“E’ stato l’ultimo segretario dell’Istituto italiano dei centri comunitari...” ricorda. Per la cronaca questo organismo fu una delle principali strutture volute dal Movimento politico Comunità di Adriano Olivetti per organizzare e studiare problematiche urbanistiche e sociali specialmente nel sud Italia, a cominciare da La Martella a Matera.

Tutto crolla con la morte dell’imprenditore illuminato. All’Olivetti quel che si faceva prima, non si fa più. Nel novembre del 1960 Giuseppe e Ottavia decidono di trasferirsi a Pescara. Di punto in bianco una nuova vita. Nuove amicizie. Un nuovo impiego. Senza guardarsi indietro, per lavorare alla Unrra Casas, poi diventata Ises.

Infine in  Regione Abruzzo al servizio materno infantile.  Dopo 36 anni in Abruzzo, Ottavia decide di partecipare a un bando dell’Università di Torino per un corso di laurea sui “principi e fondamenti del servizio sociale”. Lo vince e torna a Ivrea. Insegna 5 anni a Novara e poi a Biella. La richiamano nel 2014 per una sostituzione. E poi? “Poi basta! Poi è cominciato il volontariato. Sono stata eletta nel  primo cda di Fondazione di Comunità e oggi penso solo alla Casa delle donne...”.

Tra le passioni di Mermoz il Carnevale, non tanto per dire avendo ricoperto il ruolo di presidente dell’ex Consorzio, quell’organismo che si occupava della manifestazione prima che fosse soppiantato dalla Fondazione.

Con lei Elvio Gambone, ma anche Carlo Alberton recentemente scomparso. “Eravamo un gruppo molto affiatato. Ci occupavamo di tutto. Con Gambone sono sempre stata (e lo sono tutt’ora) in ottimi rapporti - commenta - Il Carnevale è un fatto economico e identitario in cui gli eporediesi si riconoscono...”.

Infine ma non in ultima la passione politica che traspira ancora (eccome se traspira) nella vivacità con cui Mermoz commenta le notizie pubblicate sui social, a volte subendoli e quasi mai anteponendo ai “battibecchi” quel suo essere decisamente “superiore” alla media dei tanti con cui discute.

“La  prima proposta di candidarmi, nel 1995, me la fece mio cognato, socialdemocratico - ricorda - Lo feci nell’assoluta incoscienza e venni eletta ma in città i socialisti a quei tempi erano davvero tanti. In verità io sono però sempre stata di sinistra, del Pci. Mi manca l’appartenenza,. Mi manca quell’essere zoccolo duro. Oggi? Oggi faccio parte di chi esprime il voto utile ma resto di sinistra. Sì! Sono di sinistra...”.

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