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Piazza Maretta? Credevo meglio!

Piazza Maretta? Credevo meglio!
Se Nanni Moretti venisse a Ivrea, di questi tempi, non potrebbe mancare dal dire: "Piazza Maretta? Credevo meglio!" Ma partiamo dall'inizio: cos'è Piazza Maretta? La risposta sarebbe semplice: è lo sbocco di Via Arduino, che funge da punto di snodo tra i diversi livelli altimetrici su cui è collocata la città, tra il livello Dora e i livelli collinari (così, tanto per descrivere a cazzo). Peraltro, sarei disposto a giocarmi le mutande che pochissimi dei fruitori del loco conoscano l'origine della denominazione. Ebbene, a riguardo ci soccorre il Carandini, che segnala come in prossimità del luogo esistesse, fino al Diciottesimo Secolo, l'abitazione di una famiglia di siffatto cognome, verosimilmente dei notabili eporediesi. Sulla nascita della Piazza vi è un certo contendere, secondo alcuni si strutturò nel 1787, secondo altri nel 1765, secondo altri ancora gli importa meno di nulla, ormai c'è e va bene così. Oddio, va bene così neanche troppo. Negli ultimi tempi tema centrale di dibattito cittadino è la presunta riqualificazione urbanistica del luogo, costituita da parcheggi a pagamento, panchine poggianti su conglomerati cementizi di ardite pendenze, periodicamente alternate a vaste fioriere piene di terra e vuote di fiori. Questa disposizione ha dato adito a notevoli polemiche, sia estetiche che logistiche, legate alla improvvidità di cotanti arditi basamenti di cemento, nonché al loro disturbo sulla fruibilità della Piazza in tempi di Carnevale e in particolare di distribuzione di fagioli grassi. Con grande preoccupazione, pur sottaciuta, del tenero virgulto Gigno Vinia! Ora, i detrattori evidentemente non hanno avuto modo di notare, nei giorni passati, la presenza presso tali comodi sedili, di un personaggio locale di chiara fama, tale Anna Malo, plasticamente adagiata su di uno d'essi, in una posa degna della miglior Paolina Bonaparte in Borghese (nel senso di moglie di Camillo Borghese, non che fosse in abiti avulsi da quelli che sfoggia quotidianamente il benedetto Figliuolo) canoviana. In capo all'articolo avrete modo di contemplare una fugace immagine carpita di straforo da un fotografo di Novella 2000 (esiste ancora? Eh, come passa il tempo!). L'immagine oltre che carica di pathos muliebre, è anche assai rappresentativa del coraggio di taluni compaesani, nel cimentarsi nel totale disprezzo di certe fruste teorie sui Mutamenti Climatici. La suddetta Anna Malo affronta in posa plastica le piogge torrenziali, i calori sahariani, le grandinate da Battaglia delle Arance, le folate di vento borimorfo, le devastazioni da incendi boschivi, con la medesima plastica atarassia. In altre parole: fottesega.
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