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SETTIMO TORINESE. Europei

La mia più alta vetta calcistica l’ho raggiunta con la squadra de “La Nuova” una ventina d’anni fa, quando in un memorabile incontro serale battemmo i vigili urbani di Settimo violando il campetto dell’Eureka, ancora in erba, ovvero terra di quella dura. Ergo, ciò che scrivo sul pallone è mero discorso da bar, anzi, al bar ne capiscono di più.

Dal 1960, mai gli Europei di calcio per nazioni erano stati rinviati.

Del resto, è toccato anche alle più blasonate Olimpiadi. Noi italiani siamo fermi a una sola fortunosa vittoria (1968), la nazionale era quella di Riva, Mazzola e Facchetti, aiutata in semifinale contro l’URSS dalla monetina, in finale (doppia) con la Jugoslavia da Pietro Anastasi. Tre volte ciascuno hanno portata a casa la coppa Spagna e Germania (occidentale e unita), due la Francia, una volta, oltre a noi, Russia, Cecoslovacchia, Olanda, Danimarca, Grecia e Portogallo. Sulle corna ci è rimasta la finale del Duemila, persa coi francesi al golden gol dopo aver subito il pareggio all’ultimo minuto.

L’Europeo di calcio, che si spalma per la prima volta su molti paesi, non è soltanto sport: è costume, socialità, pace, allegria, incontro fra popoli. È un tempo di sospensione, ne parliamo dopo gli europei, ci vediamo dopo gli europei, ci organizziamo sì, ma solo se si vince la partita, facciamo l’amore, certo, prima però ci sono gli europei.

Europei siamo noi. Alcune delle nazioni che hanno vinto quel torneo non ci sono più, o sono così cambiate da non essere riconoscibili. L’Europa, invece, c’è ancora. Ed è più grande, più forte che mai. Se non ci fosse l’Europa, probabilmente, avremmo visto qualche altra guerra.

Se non ci fosse l’Europa, Settimo non sarebbe ciò che è. O varrebbe meno. Ma l’Europa per fortuna c’è. Il calcio, emblematico dell’Europa, di questa società e di questa politica, avrà per teatro le arene di Copenaghen, Baku, Budapest, Amsterdam, Bucarest, Monaco, Londra, Glasgow, Siviglia, San Pietroburgo e Roma. È l’Europa di tutti. Chi vuole capire l’Europa se la guardi in Tv correre dietro al pallone.

Chi vincerà? Noi, naturalmente.

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