CHIVASSO. Una serie infinita di supercazzole. Tant’è che ad un certo punto della serata, dopo l’intervento della capogruppo del Pd Cristina Peroglio, il consigliere comunale Adriano Pasteris ha alzato il ditino e ha chiesto: “Scusate, ma di cosa stiamo parlando?”.Già, di cosa si parlava ieri sera a Chivasso?
Di una mozione sulla questione morale. Un dibattito che avrebbe dovuto tenersi sulla responsabilità politica del sindaco Claudio Castello coinvolto nelle intercettazioni con uno degli affiliati della locale di ‘Ndrangheta di Volpiano, per gli inquirenti con la dote di picciotto, Pino Vazzana.
Nulla di nuovo sotto il sole, è emerso nelle tre ore di dibattito. Pardon, di non dibattito. Manco di aria fritta, perché almeno nell’aria fritta un filo logico lo si poteva anche trovare.
In apertura, il sindaco Claudio Castello ha letto la sua “arringa difensiva”. Il succo del Castello-pensiero: non ho fatto nulla di penalmente rilevante, il mio numero di telefono ce l’hanno tutti, non c’è voto di scambio, ho conosciuto Vazzana quando i nostri figli giocavano assieme, gli ho detto devi vincere ma intendevo noi dobbiamo vincere, sono una brava persona, chiedo scusa ai cittadini se questa mia disponibilità eccessiva nei loro confronti porta a queste situazioni, ho fiducia nella magistratura, dormo sonni tranquilli, sono onorato di rappresentare i chivassesi e via di questo passo, fino a ritagliarsi nelle quattro paginette che ha letto il ruolo di martire perfetto di questa spiacevole vicenda.
Nulla di nuovo rispetto a quanto già si sapeva e, a onor del vero, nulla ha chiarito Castello sui suoi rapporti con il picciotto di Volpiano (affiliato, per gli inquirenti, dal 1991).
Ma tant’è: ci saremmo stupiti del contrario.
D’altronde, mica era un amico di Castello, Vazzana: “Era un conoscente. Le amicizie si basano su stima, frequentazioni assidue, condivisioni di passioni e sentimenti”.
Anzi, non ha proprio capito nulla, secondo il sindaco, dei loro colloqui telefonici: “l’interlocutore sbagliando enormemente può, nelle retrovie del suo pensiero, aver mal interpretato la mia cordialità, bonomia, disponibilità. Ma è (quella dell’interlocutore Vazzana, ndr) un’idea stupida basata sul nulla”.
Ma è sulla supercazzola che s’è concentrato il gruppo di maggioranza.
Ad inaugurarla Domenico “Mimmo” Scarano, consigliere di Chivasso Solidale, che nel suo primo e nel suo secondo intervento, ha sventolato un articolo di giornale in cui si parlava dell’assoluzione di un sindaco di Lodi dall’accusa di turbativa d’asta, Simone Uggetti, finito alla gogna politica e mediatica 5 anni fa per poi essere assolto per non aver commesso il fatto.
Che ci azzecca Uggetti con Castello? Al di là del ruolo che hanno ricoperto nelle rispettive città, nulla.
E quindi? Boh!Scarano avrebbe potuto almeno citare l’ex collega di Castello il cavagnolese Franco Sampò, non foss’altro perché è di Cavagnolo, comune un po’ più vicino a Chivasso di quanto non lo sia Lodi (Sampò venne assolto dalla stessa accusa di Uggetti e pure con la stessa formula, ndr).
La supercazzola è proseguita con la capogruppo del Pd Cristina Peroglio, che s’è sforzata più di altri nel distogliere l’attenzione dal tema e, tanto per citare un estratto di “marzulliana” matrice delle sue elucubrazioni, riportiamo testualmente: “Quanto accaduto al sindaco pone tutti noi che mettiamo le nostre competenze a disposizione della città di fronte ad una domanda: qual è il modello di politica che immaginiamo? Dovremmo blindarci dentro il Palazzo, senza ascoltare i bisogni dei cittadini e le loro esigenze? E’ questo il modello di politica che vogliamo? Il sindaco è aperto alla città: il suo numero ce l’hanno in tanti. Fare politica così espone a dei rischi. Ma un’altra via per fare il bene della città noi non la vediamo. Pensiamo a lavorare in maniera compatta con l’obiettivo di restituire a Chivasso la sua dignità. Lo dobbiamo ai chivassesi onesti, alle loro madri e ai loro padri: siamo chiamati a lavorare per il bene di questa comunità”.
E perché, qualcuno ha forse insinuato il dubbio che siano stati eletti - alle urne e non dall’Altissimo - per il male della comunità? Mah! Chivassesi, insieme alle vostre madri e ai vostri padri, fatevi la domanda e datevi la risposta.
Al gioco della supercazzola non s’è sottratto a dire il vero nemmeno il consigliere d’opposizione Adriano Pasteris.
Il prof, già candidato sindaco nel 2012 e nel 2017, ha filosofeggiato. Sentite un po’ qua: “Siamo qui a farne di questa vicenda una questione di lana caprina: mi sfugge la distinzione tra la responsabilità penale e la responsabilità morale. Se c’è la prima c’è anche la seconda, altrimenti se non c’è la prima mi chiedo perché dovrebbe esserci la seconda. E’ difficile parlare di responsabilità morale quando non c’è responsabilità penale. Non facciamo il solito giochetto che noi siamo i puri e voi no: la gente che io sia puro lo dà per scontato, nel momento in cui non sono puro, il cittadino non mi vorrà più”.
Ma sul trono della supercazzola c’è finita nientepopodimeno che la vicesindaca Tiziana Siragusa di Chivasso Solidale.“Il problema della legalità viene fuori quando arriva la magistratura”. Parlapà.
E ancora: “La ‘Ndrangheta ha messo in atto una strategiache fa apparire le sue persone come perfettamente integrate nel tessuto sociale, economico, politico. D’altronde non c’è nessuno che ti dice ‘sono il mafioso, piacere’… Anzi, si accreditano come persone per bene…”.
A fermarla, per fortuna, dopo la mezzanotte, è arrivata dal divano di casa sua, collegata in streaming, l’assessore al Bilancio Chiara Casalino. Che evidentemente non ne poteva davvero più: “Tiziana ti ringrazio, ma ieri sera c’è gente che s’è fatta in quattro per rispettare i tempi e chiudere il Consiglio…”. Come dire: e mo’ basta però
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