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15 Febbraio 2021 - 11:32
Il tribunale di Ivrea
Violenze e umiliazioni scritte su un quaderno, una sorta di diario degli orrori sul quale una ragazza di origine romena, Maria (nome di fantasia) di 21 anni, mamma di una bambina piccolissima, ha voluto raccontare anni di una convivenza triste. Difficile. Gli episodi scritti su quelle undici pagine quando lei era affidata ad una comunità protetta dopo aver denunciato il compagno, sono state raccontate giovedì scorso in tribunale davanti al collegio giudicante presieduto dalla giudice Elena Stoppini.
“Mi ha lanciato un sedia mentre allattavo la nostra bimba e poi mi ha gettato il telefonino sul tavolo”. Un episodio accaduto tra maggio e giugno 2018. E poi ancora: “Pulisci. Serva. Schiava” così il 14 aprile 2019 il compagno l’aveva umiliata dopo che, ubriaco, una volta rientrati a casa, aveva lanciato sul pavimento una bottiglia di birra mandandola in frantumi. Sono solo alcuni degli episodi riportati su un quaderno, una sorta di diario dell’orrore.
Giovedì Maria ha ripercorso quei giorni terribili tra marzo 2016 e ottobre 2019 in un’aula del tribunale a Ivrea nel processo che vede imputato per maltrattamenti e lesioni l’ex compagno, un ragazzo di 23 anni Italiano. Violenze e umiliazioni sono avvenute tra il Canavese e a Settimo Torinese dove, nel frattempo, si erano trasferiti.
In quel processo Maria assistita dall’avvocato Anna Zoccali si è costituita parte civile. Giovedì, Maria, per oltre un’ora ha risposto alle domande della pm Lea Lamonaca ricordando tutto quanto aveva scritto su quel quaderno. Ha raccontato anni di vessazioni e umiliazioni. E spesso erano anche botte. In più di un’occasione è anche scappata di casa trovando rifugio da alcune zie. Ma ogni volta tornava. “Ci ricascavo perché credevo fosse cambiato” racconta.
Si erano conosciuti quando era minorenne. “Per lui ho lasciato la scuola” ricorda. Era il 2015. La convivenza tra loro è iniziata l’anno dopo quando sono andati a vivere prima dai genitori di lui in un piccolo centro del Canavese. “I suoi genitori erano persone all’antica. Dicevano che la donna doveva stare a casa a lavare i piatti. Lui aveva un’occupazione, ma poi è stato licenziato” conclude.
Un racconto carico di particolari e che ha portato anche in evidenza la gelosia, quasi morbosa di quel ragazzo. “Non aveva rispetto nemmeno quando ero in gravidanza. Mi spintonava sul letto. Mi apriva l’armadio e mi gettava in aria i vestiti” racconta. A fine udienza il quaderno degli orrori e alcune fotografie da lei scattate per documentare le lesioni riportate a braccia e gambe dovute alle botte, sono stati acquisiti dai giudici. Il processo è stato aggiornato al 25 febbraio quando verranno ascoltati alcuni testi.
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