"Chissà cosa ci racconterà questa volta". "Già, cosa?"
Bravi, avete indovinato. Stasera vi parlerò di Giuseppe Giacosa. E siccome si
tratta principalmente di autore teatrale, ho pensato bene di iniziare
l'articolo con quello gustosissimo dialogo di cui sopra (sapido, ne convenite?
No? Vabbè, allora andate a quel paese).
L'artista canavesano nacque nel 1847 a Colleretto Parella, così denominato
perché vi era nato Giuseppe Parella. Ah no, al contrario cambiò
successivamente nome, omaggiando il commediografo, in Colleretto Giacosa.
La famiglia Giacosa proveniva dalle Langhe, come si può evincere dal naso
rosso, ed evinca il migliore; invece la madre di Giuseppe, Paolina Realis, era
di nobile famiglia eporediese.
Lo scrittore era nipote del notaio Pietro Dalmazzo; Colleretto, Dalmazzo, dite
voi se poi uno si può lamentare delle battute che gli fanno.
Poiché il padre era magistrato, da ragazzo si spostò frequentemente nel Nord
d'Italia, finché giunse a fare l'Università a Torino, dove si laureò nel 1868,
ossia mancando i movimenti studenteschi di cento anni tondi.
Di fare l'avvocato gli importava una cippa, quindi si dedicò prevalentemente
alla scrittura. Come dicevamo, scrisse prevalentemente opere teatrali, ma fu
anche giornalista, in particolare collaborò con "Il Giornale per i bambini",
diretto dal mitico Collodi, ideatore di Pinocchio. Fu per quel giornale che
scrisse il breve racconto "Le avventure di Gigno Vinia", un simpatico
monellaccio dedito al lancio di fagioli borlotti con fionde e cerbottane.
Fu anche librettista per Giacomo Puccini. Collaborò infatti ai testi de
"La Bohème", "Tosca" e "Madama Butterfly". In realtà Giacosa avrebbe voluto
intitolare la triste storia della Giapponese "Anna Malo", ma siccome il
Giappone minacciò di ritirare dall'Italia l'ambasciatore, decise di chiamarla
con un nome che continuasse a non avere nulla di Nipponico, ma mezzo americano.
Uno dei drammi più famosi dell'artista collerettese fu "Una partita a scacchi",
dove il protagonista, tale Vincenzo Cerutti, partecipava ad una partita a
scacchi vivente, pretendendo però che al posto dei re vi fossero dei generali,
e che i pezzi neri si chiamassero "Forza Italia".
Piuttosto famoso fu anche il dramma storico "Il Conte Rosso", a cui avrebbe
dovuto partecipare la bravissima attrice Georgia Popolo, ma purtroppo quando
lesse il titolo svenne.
Da alcune opere di Giacosa, in particolare "Come le foglie" e "Tristi amori"
(tipici titoli di commedie da sganassarsi dalle risate"), vennero tratti dei
film. In una versione di "Tristi amori", quella del 1943 o quella del 1954,
dovrebbe avere fatto la comparsa una mia zia. Ma non l'ho mai visto.
Quindi fidatevi.
Ebbe molti amici nel mondo dell'arte, tra cui Carducci, Pascoli, Verga,
Fogazzaro e Balzola. In particolare Pascoli gli dedicò dei versi al funerale.
Allegrissimi, come sempre.
Ora vi devo salutare, perché la vita non è sempre rose e fiori come nelle
tragedie di Giuseppe Giacosa.
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