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18 Gennaio 2021 - 10:15
In foto, la parrocchia San Vincenzo è stata presa d’assalto dalla generosità dei settimesi
Il bene è contagioso, genera bene. E la città, come sempre, risponde.” Sono le parole di Pasquale dell’Aquila, coordinatore della Caritas settimese, da anni impegnato nell’associazionismo sociale.
Nonostante le difficoltà del momento, molti cittadini si sono prodigati la scorsa settimana nel donare e raccogliere indumenti e alimenti per i profughi del campo bosniaco di Lipa, andato in crisi, anzi, letteralmente saltato nei giorni di Natale: migliaia di persone si sono disperse nel gelo delle campagne e dei boschi intorno al campo, a rischio della vita.
“C’era bisogno di fare in fretta – sostiene dell’Aquila – l’appello ci è giunto dalle associazioni torinesi che fanno capo al movimento dei Focolari, in coordinamento con Fondazione Mamre e Casa Betania.”
Il risultato è stato straordinario: “Al nostro appello lanciato sui social nel fine settimana, i cittadini settimesi e anche dei paesi limitrofi hanno risposto lanciandosi in una straordinaria gara di solidarietà.”
Quattro furgoni con vestiti e cibo sono così partiti dai saloni della parrocchia San Vincenzo alla volta di Torino, dove il centro di raccolta principale ha organizzato il viaggio dei TIR con gli aiuti, partiti per la Bosnia la mattina di giovedì 14. Ancora dell’Aquila: “Papa Francesco ci ricorda che la misericordia non è una parola astratta, ma uno stile di vita. Ci tengo a sottolineare l’impegno e la passione dei tanti nostri volontari che per giorni hanno lavorato al fine di raccogliere, suddividere e organizzare le tantissime cose donate dai cittadini. Dire che non me l’aspettavo sarebbe sbagliato: me l’aspettavo perché conosco le persone della Caritas”.
Tutti gli aiuti andranno in Bosnia?
“È arrivato tantissimo materiale, non abbiamo mezzi a sufficienza per portarlo tutto a destinazione con un solo viaggio. Ai cittadini dico comunque di non preoccuparsi, nulla di ciò che hanno donato andrà perso: se gli aiuti saranno sufficienti a coprire l’emergenza, dirotteremo qualcosa a qualche altra organizzazione, poiché le domande di assistenza non finiscono mai. Se invece il fabbisogno fosse ancora alto, organizzeremo una seconda spedizione nei prossimi giorni”.
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